Orologio Hublot, un Big Bang connesso per seguire gli Europei di calcio

Orologio Hublot, un Big Bang connesso per seguire gli Europei di calcio
di Paolo Gobbi
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Martedì 15 Giugno 2021, 14:42

Un tempo le boutique di orologeria erano dei luoghi un po' asettici: il cliente, entrava, acquistava, magari veniva anche guardato dall'alto in basso e finiva lì. Adesso, come dimostra la boutique romana Hublot di Piazza di Spagna, questo approccio è cambiato e si respira un'aria decisamente più amichevole. Del nuovo corso Hublot parliamo con Ricardo Guadalupe, ceo della casa svizzera.

 

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Le boutique Hublot sono diventati luoghi per appassionati?


«Vogliamo far vivere al cliente una vera esperienza. Dal momento in cui una persona entra in una delle nostre boutique, che sia a Roma o in Svizzera, magari non acquista, ma tornerà un altro giorno e acquisterà. Vogliamo riuscire a trasmettere al cliente i nostri valori. Un negozio multibrand che offre trenta marchi non è la stessa cosa, anche se magari tutti escono acquistando qualcosa. Dunque la boutique deve fare la differenza».


E il sistema funziona?


«Durante la prima crisi all'inizio del 2020 siamo rimasti totalmente fermi. Mentre con la seconda e la terza abbiamo avuto l'opportunità di lavorare con il click&collect perché siamo riusciti ad avere un indispensabile contatto con il cliente. Abbiamo utilizzato tutti i canali, anche i social come Instagram, Facebook e Whatsapp».

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Sono appena iniziati gli Europei di calcio e siete in prima linea.


«Hublot ama il calcio. Un'attesa così lunga non può che accrescere la nostra gioia. Il lancio in contemporanea del nuovo orologio Big Bang e Uefa Euro 2020 e del nuovo Fusion Podcast consente al mondo del calcio di connettersi per l'evento calcistico. Grazie alla nostra tecnologia stiamo riunendo le persone attorno ai nobili valori dello sport».


Il calcio, ma anche il golf e la boxe servono a farvi conoscere oppure a vendere orologi?


«Direi entrambe le cose. Il calcio è il nostro più importante investimento e serve a far conoscere il marchio Hublot. Lo abbiamo fatto attraverso le Coppe del Mondo, gli Europei. Tocchiamo centinaia e centinaia di persone che non possono acquistare un orologio Hublot, ma almeno esponiamo il marchio e facciamo sognare. L'idea di tutte queste partnership è mostrare il nostro mondo: abbiamo l'arte, la musica, la gastronomia, lo sport. L'idea è quella di creare un universo in cui le persone possano riconoscersi».


Qual è la prima cosa che pensa la mattina quando arrivi in ufficio?


«Sono sempre positivo. Certo, era diverso un anno fa quando eravamo completamente chiusi. Tuttora abbiamo delle difficoltà, ma andiamo molto meglio. In Europa non c'è ancora turismo, ma le cifre sono buone perché abbiamo mercati locali forti e la Cina procede bene, come pure il Giappone e gli Stati Uniti che stanno recuperando. Direi che il punto interrogativo riguarda l'Europa, la Svizzera. La Francia, l'Inghilterra».


E l'Italia?


«Ci ha sorpresi. Abbiamo un'interessante e vasta clientela italiana».
Un tempo eravate criticati perché vi muovevate in mondi diversi, dallo sport all'arte. Oggi dei vostri competitor dell'alta orologeria hanno messo i fumetti dentro gli orologi.
«Dobbiamo sempre essere innovativi, diversi, particolari. Se faccio orologi che sono molto belli ma anche tradizionali mi scontro con tanti altri marchi che fanno la stessa cosa benissimo da cento e più anni. L'idea è quella di avere nuove ispirazioni e creare un oggetto d'arte. Hublot deve avere quel qualcosa in più e ispirarci, ad esempio, a un artista come Murakami».

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