"Monocromo", ad Altaroma il Fuoco Sacro della Couture nelle creazioni di Sylvio Giardina

Venerdì 5 Luglio 2019 di Gustavo Marco Cipolla

«Monocromo nasce dall'esigenza di identificarsi in un colore che ha fatto la storia. Penso al rosso della Ferrari, al rosso Valentino, al rosso dei tramonti di Roma. Si tratta di una nuance che rispecchia il made in Italy e la nostra identità, ma anche il mio lavoro.

Però senza amarcord e nostalgia, piuttosto guardando all'heritage, attraverso un processo di catalogazione che viene tradotto nel linguaggio contemporaneo della moda». Dopo il capitolo bianco dello scorso gennaio al Mattatoio di Testaccio, dove con la sua "Vertigo" ha incantato Altaroma attraverso un tableau vivant tra candide visioni e Shadow Art (l'arte delle ombre), per la collezione alta moda autunno-inverno 2019/20, presentata alla Galleria 1/9 unosunove - Palazzo Santa Croce in via degli Specchi, il couturier Sylvio Giardina sfoglia le pagine di un libro di moda ancora aperto in cui il rosso è il secondo atto di un istinto creativo che è rintracciabile nelle “Affinità Elettive” di Goethe e nella sua “Teoria dei Colori”.
 

 

Come se il fuoco si accendesse dalla terra, rubandone le sfumature in crescendo, avvolgendo i corpi e le silhouette delle mannequins in un gioco estetico ed espressivo che modella, attraverso pennellate vive sul tessuto, un alfabeto visivo tradizionale ma nuovo. Con una cromia colta nel suo essere assoluta che lascia spazio ai volumi degli abiti scultorei, quasi un omaggio rivisitato al maestro Roberto Capucci. Poi quell'artigianalità spirituale, o "sciamanica", così definita dalla storica della moda Clara Tosi Pamphili, che si traduce in geometrie, equilibri, forme, drappeggi e plissé lavorati sul tulle. Tessuto manipolato dallo stilista che progetta ancora secondo le antiche regole delle Muse, trasformando l'estro del ricordo e della memoria in alta sartoria contemporanea e glamour. Le scarpe sono basse, handmade, frutto di un minuzioso lavoro manuale e artigiano che crea mille pieghe. Sono le scarpette rosse delle fiabe ma anche il simbolo fashion della protesta contro i femminicidi e la violenza sulle donne, di cui la couture diventa manifesto di lusso.

Eleganza e femminilità, mistero e passione nel total rouge firmato Sylvio Giardina che dalla sua esperienza sulle passerelle parigine trasporta a Roma quel savoir faire non rintracciabile, se non difficilmente, in questa edizione della kermesse capitolina. Giardina lo fa disegnando figure immateriali e adimensionali che vivono in un'istallazione artistica, a tratti onirica. Le creazioni scultura diventano ologrammi, sfuggono allo sguardo e seguono un sentiero prospettico differente in base al punto di vista.

Ricostruendo con un lessico che parla di cady di seta e satin, e potrebbe sembrare d'antan ma non lo è, il mito di un femminile che non tollera più di essere preso in giro dalle espressioni di moda grottesche. Proprio come se l'abito fosse un pezzo di arte contemporanea da indossare e conservare. Così come dovrebbe essere l'Haute Couture.

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