Dior e quei 164 alberi, il tema della nuova collezione è il bosco: la scelta di Maria Grazia Chiuri

Giovedì 26 Settembre 2019
Dior e quei 164 alberi. Perchè Maria Grazia Chiuri ha scelto il bosco come tema della nuova collezione

Per la collezione primavera estate 2020 Dior è tornato alle sue radici. Letteralmente. Lo spettacolo fiabesco che ha incantato gli ospiti della sfilata di martedì scorso potrebbe già essere entrato tra i migliori di questa Paris Fashion Week. Per i vestiti, certo. Per la scenografia, sicuramente. Ma questa volta c'è di più.

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L'Ippodromo Long Champ di Parigi, dove è andato in scena lo spettacolo, non lo si era mai visto così. Atmosfere da Un sogno di una notte di mezza estate create ad arte attraverso la scelta di ambientare lo show in un bosco temporaneo. Sì, un bosco. E nemmeno tanto piccolo: sono 164 gli alberi voluti da Maria Grazia Chiuri per la sua sfilata. La polemica era già scritta. Troppo grande il capriccio di volere una foresta personale a proprio uso e consumo, per altro di breve durata (lo show è durato 10 minuti). Figuriamoci che solo un giorno prima dello spettacolo l'ONU si stava mobilitando per il clima, con tanto di Greta, Trump e quasi tutti i capi di Stato o di Governo del mondo chiusi nelle stesse stanze. 
 

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Non fosse che, quello di Dior non era solo un capriccio. Il richiamo al mondo botanico è stato il trait d'union di tutto: lo stimolo alla base della collezione, il ricongiungimento con le radici della maison e il manifesto di intenti che la Chiuri voleva lanciare. Partendo da quest'ultimo, la scelta di Dior è stata lungimirante. Mentre Gucci si preparava a diventare per sempre carbon neutral, Dior ha voluto rendere chiaro a tutti da che parte sta in questo surriscaldato clima di proteste e polemiche su cause e colpevoli del cambiamento climatico. Tutti e 164 gli alberi utilizzati per lo show provenivano da diversi vivai sparsi tra Italia, Francia e Germania. Tutti avevano un cartellino con su scritto nome scientifico, provenienza geografica e luogo di destinazione post sfilata: sì, ogni albero sarà ripiantato in qualche zona della capitale francese come parte di progetti di sostenibilità ambientale
 

 
 

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La natura è poi la musa ispiratrice di tutta la collezione. A qualcuno riecheggierà nelle orecchie il sibillino "Florals for Spring? Groundbreaking" sputato dalla cattiva per antonomasia della cinematografia modiaola, Miranda Presley. Eppure, sulla scelta della Chiurchi, non sembrano esserci stati dubbi. Groundbreaking, o quanto meno fresh. E di stampe floreali in effetti se ne sono viste molte. Protagonisti assoluti sugli altri fiori, cardi e papaveri. E poi cappelli ispirati a quelli da giardinaggio, vestiti di chiffon dalle vibes tutte bohemien, gonne con trame a rete che richiamano la tradizione camoufflage. Tutta una rivisitazione della tradizione floreale del brand: già il fondatore era solito imbellire le sue creazioni con elementi floreali.
 


L'ultima parte del fil rouge ambientalista che anima la collezione è la più difficile da cogliere a occhio nudo. L'impulso creativo per quest'ultima avventura di Dior viene anche dalla propensione al giardinaggio che dilagava nella famiglia di Christian. La sua e quella della sorella Catherine che, sopravvisuta alle torture subite nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, tornata a Parigi, divenne la prima donna nella storia a ottenere una licenza da fioraio. Insomma, un cerchio completo. E un altro successo.

 

Ultimo aggiornamento: 17:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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