Piedi per terra fanno tendenza: dalla passerella allo street style la rivincita delle scarpe basse

Venerdì 25 Ottobre 2019 di Valeria Arnaldi

Basse, bassissime, quasi spianate. Ballerine, mocassini, stringate, ma anche tronchetti, anfibi, camperos ritoccati ad arte. Ideali per rimanere fuori casa da mattina a sera, fare una passeggiata, portare al parco i bimbi, correre quando si è in ritardo, ballare, divertirsi. E, a sorpresa, sotto un abito elegante. Contrastando tradizione e saggezza popolare, seguendo pure la protesta #Kutoo - lanciata pochi mesi fa in Giappone dall'attrice e modella Yumi Ishikawa per far riconoscere alle donne la possibilità di rifiutarsi di indossare i tacchi sul lavoro - l'altezza non è più mezza bellezza, almeno in materia di scarpe. A trionfare sono le calzature basse. Lo dimostrano i guardaroba per il giorno e per la sera. Lo sottolineano i matrimoni, con l'adozione frequente di ballerine o sneaker sotto l'abito bianco. Lo ribadiscono le passerelle, dove sempre più griffe hanno adottato - e rilanciato - la nuova tendenza di comfort e costume.

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Domenico Dolce e Stefano Gabbana, per questa stagione, hanno fatto sfilare scarpe basse, anche di foggia maschile, sotto completi eleganti. Louis Vuitton propone lo stivaletto Rhapsody, ispirato ai biker. Conquistano gli anfibi tradizionali o con platform, in ogni caso senza tacco. Prada li presenta accessoriati con porta-tutto. Alexander McQueen con applicazioni. Dr. Martens con decorazioni floreali. Red Valentino porta le flat sotto gli abiti da sera. Calzature basse pure per Laura Biagiotti, Antonio Marras, Alberta Ferretti. Dalle sfilate alle vetrine, con Aldo, Primadonna, Zara e altri. Senza dimenticare le ballerine pieghevoli, tenute da molte in borsa, sull'esempio Usa, per fare il cambio di scarpe a seconda dei ritmi della giornata.

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QUESTIONE FILOSOFICA
La questione non è solo di moda, ma di filosofia. E politica. Ad accendere, forse rinfocolare, il dibattito è stata proprio la petizione nipponica #Kutoo - oltre 30mila firme - che non ha, però, sortito l'effetto sperato. Il Governo ha difeso il tacco, definendolo «necessario e appropriato». Il tema era già stato portato sotto i riflettori al festival di Cannes - Kristen Stewart lo scorso anno si è tolta le scarpe sul red carpet - e in Gran Bretagna, con il sostegno a Nicola Thorp, licenziata per essersi rifiutata di indossare scarpe con tacco tra 5 e 10 centimetri. «Le forme estetiche sono profondamente legate alle trasformazioni della nostra società - dice Guerino Nuccio Bovalino, docente di Immaginari dell'Era Digitale all'ateneo Dante Alighieri, Reggio Calabria - Nell'epoca della velocizzazione della comunicazione e del vivere l'istante, anche la moda si riconfigura nella direzione di uno stile più smart, comodo, immediato. Un aspetto della questione rimanda alla nuova ondata di femminismo per la quale anche un semplice tacco può ricondurre a una immagine stereotipata delle donne. Un #MeToo della moda? Può essere». Insomma, il tacco alto non piace più o comunque piace sempre meno. E la linea flat prende il sopravvento. Una rivoluzione. Le scarpe basse rendono il passo più veloce e leggero. Donano libertà. Non richiedono attenzioni per l'equilibrio, un salvavita in città dove la pavimentazione stradale è tutt'altro che perfetta: basta indossare i tacchi in centro a Roma per rendersi conto di difficoltà e rischi. Non ambiscono a rispettare i vecchi canoni di seduzione. Il tacco alto - 12 centimetri per definizione e immaginario - è stereotipo di una femminilità sensuale che di ogni strada fa passerella, felice di conquistare sguardi e sorrisi.

LA BENEDIZIONE
Il concetto è stato benedetto, nel tempo, da più dive. «I tacchi alti fanno diventare una donna il 25% dominante, il 50% più sicura di sé, il 100% più sexy», diceva Marilyn Monroe. «A volte, al momento di girare i primi piani, il regista mi dice che se preferisco posso togliermi i tacchi - ha confessato Sarah Jessica Parker, parlando di Sex and the city - Mai fatto: l'espressione di una donna con i tacchi è diversa da una che li ha tolti». Chiusasi l'epoca delle pin-up e soffocato pure l'edonismo anni Ottanta, oggi la scarpa bassa racconta un'immagine femminile più libera e indipendente, quella di una donna che non ha bisogno di dare il braccio a un cavaliere per sentirsi sicura nell'incedere. Lo sdoganamento del tacco zero - o quasi - si fa simbolo e strumento di autonomia. E parità. Rappresenta, per tutte, l'infinita libertà di scegliere, ogni mattina, se affrontare la vita sulle punte o su un più sostenuto paio di anfibi.

 

Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre, 11:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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