Da Jared Leto a Jude Law, a Cinecittà in mostra i costumi di “House of Gucci” e “The Young Pope”

Cinecittà si Mostra_credits Ph. Andrea Martella
di Gustavo Marco Cipolla
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Giovedì 10 Marzo 2022, 19:08 - Ultimo aggiornamento: 19:09

"Cinecittà si Mostra", l’esposizione permanente nei celebri Studios cinematografici della Capitale, fa il cambio di stagione e apre le porte alla primavera rinnovando l’allestimento dei costumi in via Tuscolana 1055. Il prezioso guardaroba, che custodisce scenografici oggetti e vestiti dei film più famosi, delle serie tv e delle pellicole cult che hanno fatto la storia, brilla ancora con l’arrivo degli abiti talari dell’irriverente “The Young Pope” di Paolo Sorrentino e l'eleganza di “House of Gucci”, diretto da Ridley Scott, che si alternano alle armature della saga di successo “Game of Thrones”. Spiccano i capi pensati e disegnati da prestigiosi costumisti vincitori o candidati ai premi Oscar e ai Golden Globe come Massimo Cantini Parrini, recentemente nominato per “Cyrano”, Gabriella PescucciCarlo Poggioli, nonché quelli realizzati dalle rinomate sartorie romane Peruzzi, Tirelli e Farani. Accanto agli elmi de “Il nome della rosa”, datato 1986, anche le maschere animalesche di “Dolittle” del 2020 e i monili di “Freaks Out” del regista Gabriele Mainetti, grazie alla concessione dell’attrezzeria scenica E. Rancati. Nell’expo l’abito da sogno in raso porpora della Regina di Selvascura de “Il racconto dei racconti-Tale of tales”, indossato nel 2015 da Salma Hayek, caratterizzato da una lunga coda, ricami e merletti, e ideato da Cantini Parrini. Segue la mise in organza dorata e jacquard di Pescucci portata da Holliday Grainger sul set de “I Borgia”, dove ha vestito i panni di Lucrezia, per la regia di Neil Jordan. Nella teca vicina il mantello utilizzato durante le liturgie dal giovane Papa Jude Law, nelle vesti del pontefice Pio XIII davanti alla cinepresa di Sorrentino, ad opera di Poggioli che si è ispirato ai paramenti sacri di Benedetto XVI, ai cappelli e alle tuniche d’antan amati da Ratzinger, evocando lo stile medievale delle linee clericali. A differenza dei piviali originali, è contraddistinto da un’unica fodera, che conferisce leggerezza, e rifinito con colorati cristalli Swarovski. Le iconiche scarpe dalla suola rossa, invece, sono di Christian Loubutin, la tiara ricorda quella di Paolo VI, oggi conservata negli States al santuario “Immaculate Conception” di Washington. Per evitare che il triregno papale cadesse mentre recitava, Law acconsentì a fissarlo sulla testa con un nastro biadesivo nonostante il caldo torrido agostano. Da “House of Gucci” approda a Roma il completo in velluto beige rigato di Jared Leto per il personaggio di Paolo Gucci (ne esiste un gemello rosa al Museo degli Academy Awards di Los Angeles) e un dress estivo all-over printed portato da Hayek che sullo schermo è diventata Pina Auriemma, la cosiddetta "maga" amica della “vedova nera” Patrizia Reggiani. Si aggiungono catenine d’oro e pietre al collo, riprodotte da Pikkio, insieme ai tanti gioielli esposti. Le creazioni hanno la firma della britannica Janty Yates. Ci sono due outfit di Liz Taylor per le riprese della “Cleopatra” di Joseph L. Mankiewicz, girato proprio negli studi capitolini nel 1963: uno in shantung di seta viola, che valorizzava i suoi occhi dalle sfumature lilla, e l’altro verde. Entrambi inaugurano una nuova selezione della mostra. La statunitense Irene Sharaff vinse l’Oscar per i migliori costumi grazie all’opera filmica, vanto per l'alta sartoria nel mondo dello spettacolo in quel periodo. Non manca un tributo al “poeta eretico” Pier Paolo Pasolini in occasione del centenario della nascita. Dall’episodio di “Che cosa sono le nuvole?”, nel corale “Capriccio all’italiana” del rivoluzionario 1968, un paio di look in juta di Jurgen Henze, indossati da Adriana Asti e dal principe della risata Totò, a completare la coppia proveniente da “Il fiore delle Mille e una notte” ed “Edipo Re”, tuttora ammirabile. Sino alle recenti produzioni, tra cui “Qui rido io” di Mario Martone attraverso la mantella in cotone a righe di Toni Servillo, che ha interpretato l’attore napoletano Eduardo Scarpetta, la camicia bianca ricamata e la gonna in lanetta di Cristiana Dell’Anna nel ruolo di Luisa De Filippo, madre di Titina, Peppino ed Eduardo, firmati da Ursula Patzak che si è aggiudicata “La pellicola d’oro”. Il percorso espositivo si chiude, fra gli altri, con l’abitino di paillettes che l’indimenticata Monica Vitti ha vestito in “Ninì Tirabusciò - La donna che inventò la mossa” di Marcello Fondato, correva l’anno 1970 . In scena, l’attrice romana inventa il mitico movimento delle anche, ribattezzato “la mossa”, sfoggiando il costume pensato da Adriana Berselli che strizza l'occhio al cabaret dei primi del Novecento. Da domenica 13 marzo, inoltre, al via a tour guidati e workshop dedicati per ragazzi.

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