Karl Lagerfeld, a un anno dalla scomparsa è boom del vintage firmato dal "Kaiser"

Lunedì 17 Febbraio 2020

Non dovrebbe meravigliare che le borse disegnate da Karl Lagerfeld per Chanel, modello Boy, vadano a ruba nei negozi online che vendono l'usato. Per non parlare della Jumbo bag con doppia patta nera o delle sneaker in camoscio, o di altri accessori realizzati da Lagerfeld a tiratura limitata. Tanto che a un anno dopo la scomparsa dello storico direttore creativo delle maison Fendi e Chanel, avvenuta il 19 febbraio 2019, Lyst, piattaforma di ricerche online di moda, fa sapere che dopo la morte del couturier tedesco la domanda per i prodotti Chanel vintage nelle piattaforme dell'usato è aumentata del 20%. E le ricerche per il marchio sono cresciute del 33% dopo la nomina di Virginie Viard come direttore creativo della maison.

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Come con curiosità si apprende che, dopo i Grammy 2020, l'accessorio più ricercato della maison è la «borraccia Chanel», mostrata da Maggie Rogers sul red carpet. Non poteva essere diversamente. Lagerfeld è ormai entrato nella leggenda, anche se bisogna ammettere che chi si aspettava che le due maison che ha diretto per tanti decenni avrebbero risentito della sua assenza, è stato smentito. Per quanto riguarda Fendi, SIlvia Venturini Fendi, cresciuta professionalmente sotto la guida di Lagerfeld, è saldamente in sella a un anno di distanza, alla guida creativa dell'azienda fondata dalla sua famiglia e ora tra le griffe di punta del Gruppo Vuitton. Per Chanel, lo stesso giorno della scomparsa dello stilista, i vertici della maison chiarirono che il successore dello stilista tedesco, direttore creativo della maison francese dal 1983, sarebbe diventata Virginie Viard, direttrice di Chanel Fashion Creation Studio e stretta collaboratrice del couturier scomparso. Del resto lo stilista nato ad Amburgo il 10 settembre 1933, aveva dato un'impronta inconfondibile alle due maison, oltre ad aver «allevato» le due direttrici creative tuttora in sella.
 

 

Difficile cambiare rotta. Anche se i dubbi degli scettici sul futuro di Chanel e Fendi erano legati al fatto che Lagerfeld era inamovibile, totalizzante per le griffe che ha disegnato e della cui immagine si è occupato in toto curando anche le campagne pubblicitarie come fotografo e regista. Un asso pigliatutto insomma, non a caso soprannominato «Il Kaiser». In realtà Lagerfeld è riuscito, nella sua lunga carriera, a fare del suo nome una griffe indipendente che ha collaborato con varie maison della moda, non solo Fendi e Chanel, ma anche Chloé. Ha avuto una sua etichetta e non ha disdegnato le collaborazioni con i colossi del low cost: per H&M ha firmato nel 2001 una collezione a edizione limitata andata a ruba in due giorni. Dal 2010 ha firmato per quattro stagioni le collezioni di Hogan, per cui ha ripensato i modelli classici del brand, sneakers e ballerine. Nel 2006 ha lanciato una collezione casual uomo-donna, K Karl Lagerfeld, che includeva T-shirt e blue jeans. E poi era un personaggio: guanti di pelle nera da pilota, colletto alto e inamidato, eterna coda di cavallo.

Era un tipo misterioso che il docufilm Karl Lagerfeld - A Lonely King (2018) realizzato dai francesi Thierry Demaizière e Alban Teurlai, ha provato a descrivere. Karl ha vestito popstar come Kylie Minogue e Madonna. Claudia Schiffer è stata la sua modella preferita degli anni '80-'90, Kaia Gerber l'ultima musa. Lagerfeld possedeva una collezione di 50mila libri (ha aperto una libreria nel '99 a Parigi) e modi di relazionarsi agli altri da imperatore. Nel 2000 la decisione di perdere 42 kg in 13 mesi seguendo una dieta pensata apposta dal dottor Jean-Claude Houdret, che scrisse il libro The Karl Lagerfeld Diet. «Ho deciso di vestirmi diversamente - aveva rivelato in seguito il Kaiser - per vestire abiti disegnati da Hedi Slimane. Ma queste mode sono indossate da ragazzi molto magri e non erano per uomini della mia età. Dovevo perdere 40 chili. Ci ho messo tredici mesi». (ANSA).

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