Influencer 3.0, per i genuinfluencer un mercato da 15 miliardi di dollari

Influencer 3.0, per i genuinfluencer un mercato da 15 miliardi di dollari
di Giuliana Matarrese
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Venerdì 8 Ottobre 2021, 07:58

Si chiamano genuinfluencer o influencer 3.0 e sono il nuovo capitolo della comunicazione ai tempi dei social. A regalar loro l'onomastica è stata l'agenzia di trend-forecasting americana WGSN, che, nel suo report sulle tendenze nei comportamenti dei consumatori per il 2021, ha così identificato una nuova categoria di influencer. La principale differenza con i più famosi predecessori sta nel fatto che, sui loro profili, da Instagram a TikTok, non si sponsorizzano beni e servizi, ma si condivide la propria competenza in uno specifico ambito: il numero di follower tra le due categorie è imparagonabile, ma il seguito dei genuinfluencer è fidelizzato, e a loro riconosce un'autorevolezza tale da renderli esempi da seguire, e ai quali ispirarsi.

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IL MARKETING
Una boccata d'aria fresca in un mercato in costante crescita per il 2022 gli analisti di Insider intelligence prevedono che varrà 15 miliardi di dollari eppure saturo di profili pressoché sovrapponibili. «La loro qualità più preziosa è in effetti un'estrema credibilità, nel loro pubblico di nicchia ma estremamente fidelizzato, che permette una conversione verticale, quindi su un target molto specifico di clienti», spiega Matteo Maffucci, co-founder di One Shot Agency, realtà milanese di digital marketing. «Tra loro e gli influencer classici c'è la stessa differenza che passa tra tv generalista e piattaforme di streaming: due servizi che offrono proposte diverse e che convivono serenamente. Tra i nomi più interessanti, The optimistic apple (profilo dietro al quale c'è Vittoria Tomassini, 61 mila follower), che si occupa di sostenibilità e veganesimo applicati anche alla moda, così come Moufy (7 mila follower) ventenne del Togo che vive da più di 10 anni in Italia, e produce reel e tutorial con consigli di stile per ragazze che, come lei, indossano l'hijab».


IL COINVOLGIMENTO
Sulla stessa linea, il profilo di Dayoung Clementi (78 mila follower su Ig, 774 mila su TikTok) italo-coreana che produce tutorial che sensibilizzano su differenze culturali, tra Italia, Corea e Stati Uniti. «Ho iniziato con il desiderio di mettermi in gioco, senza preoccuparmi delle conseguenze» spiega Clementi. «Ovviamente la risposta del pubblico mi ha molto stupito, ma credo di parlare a nomi dei miei coetanei quando dico che oggi, sui social, cerchiamo contenuti capaci di insegnarti qualcosa, coinvolgendoti». Una posizione validata da Federico Albani, digital director di ES PR, agenzia di comunicazione milanese. «Questi profili sono definibili come edu-entertaiment: si passano informazioni, ma in una maniera non didattica. Un approccio desiderabile anche per le maison di moda che, oltre a veicolare i prodotti di stagione, vogliono raccontare il loro universo di valori».
Un assunto che calza perfettamente indosso ad Hanan Besovic, 31 anni, che dalla Florida è arrivato in prima fila alle sfilate di Schiaparelli e Valentino, con un profilo Instagram (@ideservecouture, 50 mila follower) nel quale racconta la storia del costume e recensisce le sfilate. «Il pubblico apprezza chi ha un'opinione, non importa se la condividono o meno - spiega - I brand di moda sono molto ricettivi, e mi sembra che ci sia un sincero desiderio di collaborare, come è successo con i team di Schiaparelli e Valentino: mi piace pensare di poter lavorare con loro, non contro di loro. Leggo molti libri di moda e condivido con il mio pubblico le recensioni, per ispirarli a fare lo stesso. Un approccio leggero, ma ciò non toglie che cerco anche di affrontare con onestà i molti problemi del fashion system, il razzismo e l'elitismo che sono pervasivi, e devono essere denunciati».

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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RECENSIRE LE SFILATE
A intervistare Pierpaolo Piccioli attraverso una delle sue seguite dirette su Instagram, dove ha 50 mila follower, è stato Andrea Batilla, autore del libro Instant Moda, il volume più venduto nella sezione moda di Amazon. Un successo da 15 mila copie, ancora più notevole se si parla di un saggio sulla storia del costume. «Il mio percorso è nato durante la pandemia: insegnando da 15 anni in diverse scuole di moda nazionali, mi viene naturale raccontare, cercando di essere comprensibile. Quando ho iniziato a recensire le sfilate, scrivendo lunghi post, ho scoperto che, persino in un social di immagini, la parola è un mezzo potentissimo, e c'è grande interesse: a seguirmi sono ragazzi incuriositi dalla moda, che vorrebbero lavorare in questo sistema. Ma una grossa fetta del mio seguito è fatta anche dagli addetti ai lavori, che osservano con attenzione, ma sono in pochi quelli disposti al confronto, perché storicamente il racconto di moda non è mai passato sui social. I vestiti, però, non sono mai solo quello, ma hanno a che fare con la nostra cultura e i nostri valori. Il pubblico lo ha capito, spero che adesso se ne accorgano anche le maison».

 

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