Tra ninfe e sirene, la magia Dior è firmata Matteo Garrone

Martedì 7 Luglio 2020 di Anna Franco

Se devi sognare fallo in grande. Anche se tra i protagonisti silenziosi dell'avventura onirica ci sono manichini in miniatura, con misure più che dimezzate rispetto al corpo umano. Inizia così il viaggio di Maria Grazia Chiuri per l'haute couture autunno/inverno di Dior. La prima passerella interamente digitale, fatta solo di video, lontano dalla possibilità di sfiorare e vedere da vicino gli abiti di alta moda. Tabula rasa per gli stilisti, che possono inventare nuovi linguaggi. La Chiuri va alle nostre radici: la terra dalla quale siamo stati segregati durante il lockdown, la libertà dell'acqua, le volute dei vestiti che si drappeggiano addosso come onde, gonfiano silhouette con successioni millimetriche di plissé e giocano a inventare creature magiche, come nelle Metamofosi di Ovidio.

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LE LOCATION
«Abbiamo viaggiato tra futuro e passato - racconta Maria Grazia Chiuri, in collegamento da Parigi - ricercando le origini del nostro mondo nel mito greco. Ho voluto accanto a me Matteo Garrone, per il suo modo immaginario di raccontare una favola come quella della nascita di un abito di haute couture». Il regista e la direttrice artistica delle collezioni donna Dior in poco più di tre settimane, «lavorando dalle 9 di mattina alle 2 di notte» presso il bosco del Sasseto e i giardini di Ninfa, hanno dato vita a un corto che «non punta tanto a far vedere gli abiti - sottolinea la Chiuri - ma a raccontare una storia». E una magia. Quella delle mani sapienti che creano dal nulla capi scenografici: abiti a peplo frutto di pazienti plissettature, tailleur con bluse in organza o con giacche con maniche a pagoda e in tessuti maschili, trench che si trasformano in chemisier e in gilet, mosaici dorati che fanno rivivere i tarocchi e ricami che si snodano sul tulle come coralli, incrostazioni di pelle e satin bordeaux, ocra e blu su cappotti in doppio cashmere bianco, mantelle in shantung nero con volant pieghettati e un abito da sposa che riporta ricamata sul corpetto una frase del surrealista Marcel Marien: Bianco e muto, mi vesto dei pensieri che mi presti.

Un baule è sorretto da due fattorini e portato in giro per un bosco incantato. Al suo interno i manichini con le miniature degli abiti Dior. «Ho scelto questo accessorio intorno a cui tutto si forma in atelier - racconta la designer - riallacciandomi al Théâtre de la Mode, un espediente nato dopo la seconda guerra mondiale per dar vita ad abiti in miniatura che potessero facilmente essere mostrati in giro e mantenere alto il nome della moda francese. Così faremo anche noi: i nostri bauli viaggeranno per tutto il mondo, verso le nostre clienti, che potranno scegliere i vestiti più adatti a loro». Nel film i capi incantano ninfe, una sirena, una statua e perfino Narciso. Tutti lasciano per un momento le loro attività, attratti dalla bellezza dei tessuti, li bramano, desiderosi di tornare a vestirsi, tanto che una chiocciola lascia la comfort zone del suo guscio.

IDEE NEL PARCO
Stoffe, colori, forme come salvezza. Il bello come diletto ed evasione dai tempi cupi. Per Daniel Roseberry, direttore creativo di Schiaparelli, disegnare è stato così quando è rimasto bloccato nella sua città, New York, lontano dagli atelier di Parigi. «Un lunedì mattina, nel parco di Washington Square, ho pensato a questa collezione», racconta, mentre nel video si susseguono bozzetti di completi maschili allacciati da lucchetti, corpetti abbinati a infiniti bracciali, bluse ampie e altre aderenti, ma con maniche a mantella, frange, abiti che affastellano pieghe tenute ferme da una cintura, cappelli coi tacchi, accenni di rosa shocking e top chandelier. «La pandemia ha invertito tutto, come nel surrealismo di Elsa Schiaparelli e io mi sono ritrovato solo con la mia immaginazione a realizzare questa collezione».

PIEGHE E TAGLI
Giambattista Valli ha, invece, riscoperto la sua azienda come una famiglia, trovando nuovi modi di lavorare. Il suo video di collezione è una dichiarazione d'amore a Parigi: «Ho pensato a una donna che ha ritrovato il piacere di vestirsi per se stessa - racconta - E poi sono andato indietro coi ricordi a quando ero ragazzino e ho scelto capi che rappresentassero la mia estetica, dove la decorazione non è fatta dalle pietre, ma dalle pieghe e dai tagli che solo mani esperte sanno fare. Ho mostrato tutto come una passeggiata, inframmezzando abiti a foto e video di scene di Parigi che ho catturato col mio iPhone e che raccontano la mia passione per questa città».
Complicità, amore, competizione si affacciano tra le pieghe della collezione Elettra di Antonio Grimaldi, diretta e interpretata da Asia Argento insieme alla figlia Anna Lou Castoldi. Il nero e il bianco, le piume e qualche forma architettonica si contrappongono in 22 abiti (di cui 3 da bambina) che sfumano verso il rosa, pallido punto d'incontro. 

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