«Vuoi avere figli?»: la domanda di un'agenzia di marketing per assumere. «É illegale e discriminatorio»

Sabato 30 Maggio 2020
«Vuoi avere figli?»: la domanda di un'agenzia di marketing per assumere. «É illegale e discriminatorio»

Una creativa si candida per un posto di un'agenzia di marketing. Ecco cosa le viene chiesto nel questionario che deve compilare. «Sei intenzionato ad avere due figli o meno anche se la tua salute e le tue entrate ne permetterebbero di più?». Vale per le donne come per gli uomini, ma ovviamente la risposta non ha lo stesso valore.

Una professionista della comunicazione, Ella Marciello, si è trovata a dover rispondere al questionario e ha segnalato al Corriere.it quella che considera una violazione della legge. Cosa c'entra l'intenzione di avere figli - due o meno - con il ruolo che si è chiamati a svolgere? Ella è direttrice creativa in un’azienda di comunicazione e, insieme a un gruppo di colleghe e colleghi, fa parte del collettivo Hella Network. Quando è arrivata la segnalazione, ha provato a simulare una candidatura online sul sito dell’azienda per verificare. La domanda sui figli compariva sia che inserendo un nome maschile che femminile.

«La domanda veniva posta comunque», spiega Ella. «Ma significherebbe negare l’evidenza se si affermasse che la risposta ha lo stesso in entrambi i casi: l’uomo che vuole avere figli è ancora visto come un “bravo ragazzo”, mentre la donna viene immediatamente associata a tutti gli obblighi che la terranno lontana dai suoi compiti professionali». La domanda viola l’articolo 27 del dl 198 del 2006, che vieta «qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro subordinato, autonomo o di qualsiasi altra forma».

Non è l'unica stranezza, nel questionario si chiedeva anche: «la tua voce è monotona?», «ti capita di avere delle contrazioni muscolari senza ragione?», «sfogli orari ferroviari o dizionari solo per curiosità?», la lista delle stranezze sembra lunga.

«Questa domanda è solo l’ultima di una lunga serie», spiega ancora Ella. «La settimana scorsa la stessa persona ha ricevuto come risposta dal titolare di un’agenzia di comunicazione che il cliente aveva richiesto specificatamente un responsabile di sesso maschile. Io stessa mi sono sentita dire di essere inadeguata per una campagna sulle automobili».

 

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