DONNE

La figlia orfana: «Mia madre uccisa dal compagno e io sono rimasta sola, dolore che non passa»

Domenica 6 Ottobre 2019 di Nicoletta Gigli
Marianna Vecchione, uccisa dal compagno, con la figlia Sharon

«Mi manca tutto di lei. Mi manca tanto il suo sorriso, anche quando era triste e stanca mia mamma sorrideva sempre. Ricordo i nostri frequenti viaggi a Roma per le mie cure, mi sembra di sentire ancora la sua voce, di vederla al ritorno da scuola. Non mi ha mai chiamato col mio nome, per lei ero Sharetta».

​La Spoon River delle donne: una vittima ogni 60 ore

Sharon, 25 anni, è stata costretta a crescere troppo in fretta. Ne aveva 17 quando si ritrovò a convivere con la tragedia che segnerà anche la sua vita. E’ il 23 marzo 2011 quando sua  mamma Marianna Vecchione, 35 anni, viene uccisa dal compagno, Giuliano Marchetti, nell’appartamento della coppia, a Terni. Un delitto consumato di fronte ai due figli di Marianna e Giuliano, che hanno 3 e 7 anni, nella cameretta di Sharon, che è la figlia del primo marito della vittima.

La vicenda penale si è chiusa a marzo del 2015, con una sentenza definitiva e una condanna per Marchetti a 16 anni di carcere. Dopo l’addio alla mamma, Sharon, affetta dalla sindrome Franceschetti, una malattia rara che l’ha costretta ad affrontare 17 interventi e tanti viaggi al Bambino Gesù, sempre accompagnata dal sorriso e dal supporto di sua madre, si è trovata a percorrere una strada tutta in salita.

«Quando succedono queste cose ti trovi le porte chiuse, spariscono tutti, ti ritrovi completamente sola. Mi sono iscritta nelle liste delle categorie protette per trovare un lavoro ma i tempi d’attesa purtroppo sono infiniti» dice Sharon, che vive con la pensione d’invalidità da 290 euro e deve pagare l’affitto e tutte le spese per mantenersi. Sharon si dà da fare come può: fa la dog sitter e le pulizie ma andare avanti non è semplice. E non solo dal punto di vista economico.

«In tutti questi anni ho tentato in tutti i modi di mettere la parola fine al passato. Sono stata seguita a lungo da una psicologa, che mi ha aiutato nel difficile percorso di ritorno ad una vita più serena. Quello che è successo quel giorno ancora oggi non riesco ad accettarlo. Tra loro due c’erano litigate frequenti e spesso accese. Io ero un po’ preoccupata, ma sinceramente pensavo che alla fine si sarebbero lasciati tranquillamente. Oggi, dopo otto anni, so solo che al dolore per la perdita di mia mamma non potrò mai dire basta». Sharon da tre anni è in attesa di riavere indietro il telefonino di sua madre, che all’epoca fu sequestrato dagli investigatori per le indagini: «E’ un mio ricordo personale, affettivo, glielo regalai io e sono pronta a fare di tutto per tornarne in possesso». Sharon ci teneva molto a poter prendere il cognome della mamma ed è stata impegnata in lunghe e complesse procedure burocratiche: «Alla fine ci sono riuscita, il 24 ritiro tutte le carte e farò i nuovi documenti».

A breve Sharon dovrà affrontare l’ultimo intervento chirurgico, quello più delicato, e lo farà con tutta la forza e la determinazione che le ha trasmesso la sua adorata mamma. «Sono cresciuta troppo in fretta, non penso alle discoteche o a farmi le unghie. Anche per questo faccio una vita ritirata e ho rotto con molti amici. In questi anni mi sono rimasti vicino Monica, l’amica di mamma, che è una persona sincera, e mio nonno, Fabio». Sharon da un po’ di tempo è impegnata nel volontariato: «Mi fa bene aiutare persone che vivono momenti di difficoltà e disagio. In questi anni ho sperato tanto che qualcuno si prendesse cura di me e oggi, nonostante la mia vita non sia assolutamente facile, so che mi sento pronta a dare una mano a chi ha bisogno. So come stanno tante persone e vorrei donare loro un pezzetto di me».

Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre, 07:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA