Violenza sulle donne, i medici: «Il 40% con lesioni al volto o ai denti ha subito maltrattamenti»

Giovedì 17 Ottobre 2019

Traumi alla testa o al collo, piccole lesioni ai denti. Quando una donna presenta questi segni nel 40 per cento dei casi è vittima di violenza. Ecco perché eventuali lesioni al volto devono essere considerate come markers”, indicatori di percosse.  Gli odontoiatri possono così diventare “sentinelle” e intercettare eventuali casi di violenza. Dall'Ordine di Medici di Napoli ecco le direttive per formare gli specialisti capaci di cogliere i segnali.
Antonella Polimeni, preside della facoltà di medicina La Sapienza, ha spiegato che «i traumi della regione testa-collo rappresentano un terzo delle patologie traumatiche della violenza di genere». Anche fratture piccolissime ai denti «possono nascondere realtà terribili». Di qui la convinzione che si debba premere l'acceleratore su una formazione specifica da parte degli operatori sanitari. La proposta di Polimeni è quella di inserire delle pillole di questa materia all'interno dei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi dentaria.

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Agli odontoiatri, dunque, il compito di saper indagare le cause ed eventualmente instradare le donne verso un percorso protetto grazie al quale liberarsi dall'incubo della violenza. Importante in questo ambito il ruolo dell'Ordine di Napoli nel riconoscere un ruolo centrale di comunicazione a medici e odontoiatri. Per Vincenzo Andreoli, «si devono creare spazi di ascolto attivo, purtroppo nelle reti di emergenza urgenza questo è logisticamente difficile, ma è sufficiente trovare una dimensione di empatia tra operatore sanitario e paziente». L'Ordine dei medici è in allarme anche per la violenza di genere ai danni degli operatori sanitari. Non ci si può infatti dimenticare che molte aggressioni che quotidianamente avvengono nei nostri presidi ospedalieri riguardano delle donne. «Dagli anni Novanta - dice Maurizio Cappiello - abbiamo assistito al venir meno dell'alleanza medico-paziente. Da questo è scaturito il dilagare delle aggressioni al personale sanitario più frequenti nelle regioni sottofinanziate come appunto il Sud Italia e la Campania».
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