Gabrielli: «La violenza sulle donne aumenta. Colpa di un deficit culturale»

Sabato 12 Settembre 2020

«Mentre da tempo assistiamo al decremento dei reati di sangue, al contempo registriamo un aumento dei reati che hanno oggetto una donna come vittima in quanto tale, cioè per il suo essere donna. Queste situazioni sono il frutto di una mentalità sbagliata, che considera la donna come oggetto di proprietà; e in ciò vedo una deficit culturale di noi uomini». Lo ha detto il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, che ha inaugurato al Commissariato della Polizia di Stato di Aversa (Caserta) la stanza «tutta per sé», due sale con divano e tavolino da giochi per i bambini aperto con il supporto dell'associazione Soroptimist, e destinato ad accogliere le denunce delle donne vittime di violenza e delle vittime della violenza domestica.

L'accoglienza

Ad accogliere le vittime, che nella grande parte dei casi, sono donne, saranno altre donne, ma in divisa. «In questa stanza - ha proseguito Gabrielli - ci mettiamo la straordinaria umanità delle nostre donne, perché la Polizia di Stato è il corpo armato che ha da più tempo il maggior numero di colleghe, 16mila, che hanno peraltro posti di responsabilità. Una donna che ha subito violenze vede in un'altra donna un approdo molto più sicuro. Bisogna sempre ricordare che ancora oggi la donna è il soggetto fragile prevalente nelle violenze domestiche, e quando decide di fare quel passo straordinario, complicato, lacerante di denunciare la violenza, il compagno, il marito, quando varca un ufficio di polizia, ha bisogno di trovarsi di fronte una donna preparata che veste la divisa, ed ha la capacità di entrare in sintonia con la sua sofferenza». Gabrielli insiste anche sul «dopo», ovvero quando la donna lascia l'ufficio di polizia dopo la denuncia. «In quella fase molto delicata è necessario il coinvolgimento della comunità: tanto più una donna si sentirà protetta nel contesto in cui vive, tanto una donna capirà che quel passo non sarà vissuto come una vergogna, ma come la giusta soluzione ad un percorso di violenza subita; fino a quando le comunità si disinteressano di queste vicende, fino a quando le donne si sentiranno sole, noi faremo grandi sforzi ma saranno vani». L'importanza della comunità è stata ribadita dal vescono Angelo Spinillo, che ha benedetto la stanza, mentre il questore Antonio Borrelli ha parlato di «gesto concreto, non solo simbolico», perché «aprire questa stanza sarà fondamentale per stimolare le denunce».

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