Helin Bolek, la cantante e attivista turca morta a 28 anni dopo 288 giorni di sciopero della fame

Venerdì 3 Aprile 2020

A 28 anni, Helin Bolek si è spenta a Istanbul dopo 288 giorni di uno sciopero della fame che l'aveva resa fragilissima nel fisico, senza intaccarne la determinazione. Si è conclusa così la battaglia non violenta della musicista della storica band Grup Yorum, simbolo della sinistra in Turchia sin dagli anni Ottanta. Bolek protestava con il digiuno insieme a un altro membro del gruppo, Ibrahim Gokcek, chiedendo la scarcerazione dei suoi compagni detenuti con accuse di «terrorismo» e denunciando il bando imposto dal 2016 ai loro concerti e alle altre attività culturali. Il mese scorso le autorità l'avevano portata in ospedale con la forza, ma lei aveva rifiutato il nutrimento perché le sue richieste venivano ignorate.

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E ora, denuncia l'opposizione al presidente Recep Tayyip Erdogan, «è stata uccisa» dal silenzio fatto calare su di lei. Sui social media, i Grup Yorum condividono le immagini dei pianti straziati attorno al corpo di questa giovane donna e degli slogan di protesta scanditi mentre la sua  bara in legno viene portata a spalla da un corteo di sole donne. Immagini drammatiche accompagnate dall'appello del suo compagno di digiuno, giunto per lui al 291/mo giorno, che avvolto nelle coperte prende in mano il microfono e dà fondo alle energie residue per pronunciare con un filo di voce un ricordo che è insieme una denuncia: «O sarebbe morta lei, o sarei morto io. Lei è morta, ora morirò io. E che succederà? Siete contenti adesso?».

 

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Mentre un misto di commozione e rabbia avvolge amici, parenti e compagni di Helin Bolek, la notizia della sua drammatica fine riecheggia mentre crescono gli appelli al governo di Ankara a non abbandonare in carcere con il rischio di ammalarsi di coronavirus i dissidenti in precarie condizioni di salute. Un invito rilanciato oggi da Human Rights Watch, mentre in Parlamento è iniziata la discussione sulla maxi-amnistia che tra pochi giorni potrebbe liberare 90 mila prigionieri. Tra i beneficiari, però, non rientrano attualmente molti dei principali oppositori di Erdogan, dal leader curdo Selahattin Demirtas, che soffre di problemi cardiaci, allo scrittore e giornalista 70enne Ahmet Altan, che secondo l'ong sono tra i tanti detenuti «in pericolo di vita di fronte al virus».

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