In Italia più di 2mila bimbe e adolescenti schiave del sesso, il 60 per cento vittime di tratta: arresti in calo

Domenica 25 Agosto 2019 di Vanna Ugolini

Tante quante un'intera città come Salerno. O Frosinone. O Macerata. Sulle strade d'Italia ci sono ogni notte dai 40 ai 45mila corpi in vendita, quasi tutte donne, quasi tutte che arrivano dalla Nigeria o dalla Romania e altrettanti uomini pronti a comprarli. Più di 2mila di loro sono bambine e adolescenti che gli italiani comprano per farci sesso. Il 60 per cento delle donne che mettono in vendita i propri corpi sono vittime di tratta. Cioè non volevano essere lì, non volevano fare quello che sono state costrette a fare. Su quei marciapiedi ce le ha portate la povertà in cui vivevano nei propri paesi o il sogno di avere un po' di benessere. E ci restano per non morire o per non far morire le loro famiglie nei paesi d'origine.

Non è mai stato il più antico mestiere del mondo ma la prima violenza dell'uomo sulla donna. In questi anni, però, lo sfruttamento della prostituzione è diventato un vero e proprio business internazionale, un mercato di corpi e di vite umane considerate di scarto che porta uomini, ma soprattutto donne, dai paesi più poveri a quelli più ricchi. Possiamo continuare a non volerlo vedere, a chiamarlo con altri nomi, ma ogni anno ci sono le ricerche internazionali e le statistiche che ci mettono di fronte a questa realtà. L'ultima indicazione viene dal rapporto fatto dal governo americano sulla Tratta degli essere umani e pubblicato sul sito dell'Ambasciata e dei consolati d'America in Italia del giugno scorso. Il rapporto contiene anche le indicazioni e i dati raccolti da Greta, acronimo che sta indicare il gruppo di esperti europei che si occupano della tratta degli esseri umani per sfruttamento sessuale o lavoro nero. Uno sguardo che viene da fuori - e da un paese che, a sua volta, sta modificando in senso restrittivo le politiche dell'immigrazione - ma supportato da dati ufficiali con cui si riesce a quantificare il fenomeno della tratta e le iniziative messe in atto per fermarlo. Uno sguardo che ha giudicato in calo le iniziative per far fronte alla tratta e che ha declassato l'Italia tra i paesi di seconda fascia.

Adolescenti e lavoro nero. L’Italia, secondo le stime, ha 1,5 milioni di lavoratori non registrati, che sono particolarmente vulnerabili alla tratta di esseri umani, si legge nella relazione. Il dato che, però, è ancora più allarmante, riguarda i ragazzi. Le stime dicono che sono 5mila i bambini e gli adolescenti vittime di tratta sul territorio nazionale. Bambini e ragazzi esattamente come lo sono i nostri figli ma con esperienze di vita ben diverse.
«I trafficanti prendono spesso di mira i minori non accompagnati: fra loro, ci sono ragazzi che vengono costretti a lavorare in negozi, bar, ristoranti e forni, o costretti all’accattonaggio forzato. Secondo le stime delle autorità, fino al 30 per cento delle 61mila persone che hanno presentato domanda di asilo nel 2018 è a rischio di finire vittima di tratta di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale o lavorativo, in attesa che la richiesta venga presa in esame. Sempre secondo le autorità, nel 2018 sono arrivati  3.534 minori non accompagnati, in prevalenza di sesso maschile e per la maggioranza dall’Africa, un calo significativo rispetto ai 15.731 del 2017 e ai 25.846 del 2016. I richiedenti asilo possono lavorare legalmente nel Paese due mesi dopo aver presentato domanda di asilo, ma molti cercano lavoro da subito nell’economia sommersa, esponendosi maggiormente al rischio di finire vittime di tratta di esseri umani». 

Iniziative anti tratta, i numeri. Meno arresti e meno  indagini, mancanza della valutazione in modo sistematico dei rischi a cui le vittime vanno incontro una volta rimpatriate e soprattutto la mancanza di una sorta di immunità data alle vittime per i reati che sono state costrette a compiere dagli sfruttatori hanno fatto declassare l'Italia in secondo fascia tra i paesi che si battono per le vittime di tratta. 
«Le autorità italiane non soddisfano appieno i criteri minimi per lo sradicamento della tratta di esseri umani, ma stanno facendo importanti sforzi in tal senso, per esempio attraverso un incremento dei fondi per l’assistenza alle vittime e la collaborazione internazionale sulle azioni giudiziarie. Tali sforzi, tuttavia, non sono seri e costanti come quelli messi in atto nel periodo oggetto del precedente rapporto», è la sintesi della relazione. 
 Secondo la relazione, nel 2018 le autorità hanno indagato 314 persone per la tratta di esseri umani, contro le 482 del 2017. Le forze dell’ordine hanno arrestato 99 sospetti trafficanti, contro i 133 del 2017. Le autorità hanno incriminato 139 imputati sulla base della legge contro la tratta, contro i 73 del 2017. I tribunali di primo grado e le corti d’appello hanno condannato 46 trafficanti, contro i 28 del 2017; inoltre, le autorità, sulla base dell’articolo 600 contro la schiavitù, hanno indagato 340 persone contro le 412 nel 2017 e ne hanno rinviate a giudizio 119, con 81 condanne contro le 108 del 2017. Va detto che il calo dell'attività investigativa potrebbe essere connessa anche al calo degli sbarchi.

I limiti del lavoro di repressione. Non esiste una banca dati pubblica unica sulle indagini, i procedimenti giudiziari, le sentenze di condanna e le pene comminate ai trafficanti di persone o alle loro vittime, una carenza sottolineata dal Gruppo di esperti sulla lotta alla tratta di esseri umani (Greta). I dati contenuti nelle varie banche dati gestite dallo Stato non sono pubblicamente consultabili. 

Palermo, un caso che ha fatto scuola. In un caso di alto profilo durante il periodo in esame, un tribunale di Palermo, a dicembre, ha condannato un imputato nigeriano all’ergastolo per il reato di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, commesso facendo venire persone dalla Libia, e per altri reati commessi in un accampamento di immigranti clandestini all’interno della Libia. È stato il primo caso di condanna extraterritoriale in Italia per tratta di esseri umani e reati collegati commessi da uno straniero in Libia.

Limiti delle tecniche di lavoro investigative.«Ogni volta che gli investigatori trovano chiare evidenze di tratta di esseri umani, trasferiscono il caso a un reparto antimafia e questo consente di far ripartire l’indagine, allungando i tempi per l’istruttoria e il processo. Per evitare questi ritardi, gli investigatori e gli inquirenti non specializzati in antimafia in certi casi incriminano gli imputati per reati diversi dalla tratta di esseri umani. I reparti antimafia privilegiano le indagini sulle reti criminali rispetto ai singoli casi, citando le limitate risorse disponibili». Le difficoltà di collaborazione con i paesi da cui partono i trafficanti e la spregiudicatezza con cui i trafficanti operano, rendono ancora più difficile il lavoro investigativo anche se il governo ha cercato negli anni di far fronte a questi limiti con un lavoro di collaborazione e formazione delle forze dell'ordine.

Il fronte della protezione. Mille373 vittime assistite dalle Ong con il supporto del governo (dipartimento per le Pari opportunità) nel 2018, di cui 597 casi nuovi, contro 1.354 vittime assistite nel 2017.L'89 per cento di questo erano donne costrette a prostituirsi, il 6 per cento, il 6 per cento a scopo di sfruttamento lavorativo, l’1 per cento a scopo di accattonaggio forzato, l’1 per cento a scopo di avviamento forzato ad attività criminali e il 4 per cento da vittime di altre forme di  tratta di esseri umani.
Restano aperti i corridoi umanitari approvati dall'Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati

La Libia. C'è poi il capitolo che riguarda specificatente la gestione del flusso di migranti libici, in continua evoluzione e il continuo braccio di ferro tra le ong eanche la chiesa cattolica circa il sostegno alle vittime.  Il Greta ha denunciato che «autorità non prendono misure per garantire che i funzionari addetti all’immigrazione conducano valutazioni su base personale dei rischi in ciascun caso, prima di un rimpatrio forzato o di un’espulsione»,

I fondi stanziati. Il Governo nel 2018 ha stanziato 24 milioni di euro per i programmi di assistenza alle vittime di tratta di esseri umani messi in opera dalle Ong, un incremento rispetto ai 22,5 milioni di euro stanziati nel 2017 e ai 15,5 milioni stanziati nel 2016. FinanziamentiIl Governo ha esteso a 15 mesi la durata dei programmi di assistenza alle vittime finanziati dallo Stato.

L'esercito dei lavoratori in nero. «Nel 2018 sono state condotte ispezioni in 116.846 siti, incluse 7.146 in aziende agricole, e sono stati individuati 33.800 lavoratori non registrati, fra cui 1.332 migranti clandestini. Tutto questo a fronte di 160.347 siti oggetto di ispezione, fra cui 7.265 aziende agricole, e oltre 48.000 lavoratori non registrati individuati nel 2017; non è stato indicato quanti casi potenziali di tratta di esseri umani siano stati vagliati o individuati nell’ambito di queste procedure ispettive». Il Governo ha stanziato 11,1 milioni di euro, in aggiunta agli 11,9 milioni stanziati dalla Commissione europea, per iniziative finalizzate a prevenire e combattere lo sfruttamento lavorativo e il caporalato. Il Greta ha raccomandato al Governo di «intensificare gli sforzi per vagliare più efficacemente le vittime di tratta di esseri umani» chiedendo più ispezioni e la formazioni degli ispettori.

800.290.290 Il numero verde del dipartimento per le Pari opportunità riservato alle vittime di tratta di esseri umani ha ricevuto più di 3.802 richieste di informazioni, il 7 per cento delle quali riguardava potenziali casi di tratta di esseri umani, contro 4.033 richieste nel 2017.

 

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