La strage delle donne, è allarme in Spagna: un piano per difendere le vittime di violenza e sfruttamento sessuale

Sabato 30 Maggio 2020 di Elena Marisol Brandolini

Mónica Linde, Olga Savenchuk, Judith Sánchez, Liliana Mateescu, María Concepción J. N., Manuela Iglesias Fernández, Rosa Navarro, Lorena Dacuña Fernández, Clara María Expósito Vilanova, Ana María Morillas Mazuecos, Alina Mocanu, María del Mar Castro Moreno, Manuela San Andrés Atán, Concepción Fernández, Mónica Espinola Nevado, Miren, Karina Andrés G., Encarnación G. P.: questi i nomi delle vittime, di età compresa tra i 28 e i 79 anni, assassinate in Spagna dai loro compagni o ex-compagni dall'inizio del 2020. Le ultime due uccise durante il lockdown: Karina, di 35 anni, assassinata il 19 marzo davanti ai suoi due bimbi ed Encarnación, di 78 anni, nonostante le denunce è stata uccisa il 5 aprile alle Canarie dal marito. A queste va aggiunta una ragazza belga uccisa dal marito spagnolo e una donna di 48 anni, inizialmente scomparsa ma il cui cadavere è stato ritrovato in provincia di Barcellona (il suo compagno è stato arrestato). Secondo i dati ufficiali, dunque, sono 20 le donne uccise in Spagna nei soli primi cinque mesi dell'anno, 4 durante il confinamento. Ma, secondo Feminicidio.net, l'elenco è molto più lungo, considerando le altre 10 vittime di violenza familiare, uccise dai loro figli o padri.

DECISIONI
Phumzile Mlambo-Ngcuka, direttora esecutiva di Onu Donne ha detto che «negli ultimi 12 mesi, 243 milioni di donne (tra i 15 e i 49 anni di età) hanno sofferto violenza sessuale o fisica da parte del loro compagno». Ma solo meno del 40% ricorre a qualche forma di aiuto o denuncia il delitto. Il governo spagnolo, col ministero delle Pari Opportunità, ha approvato un Real Decreto Ley e un Piano di Contingenza per rafforzare la protezione delle donne durante il confinamento. Il decreto, dello scorso 31 marzo, riconosce che «le donne vittime di violenza di genere sono particolarmente vulnerabili in situazioni di isolamento domiciliario, per l'obbligo a convivere col loro aggressore», e adotta «una serie di misure destinate al mantenimento e adattamento dei servizi di assistenza integrale e di protezione». Servizi dichiarati essenziali per l'informazione e l'accompagnamento giuridico delle vittime, per la loro assistenza sociale, includendo le vittime di tratta e sfruttamento sessuale; per la loro accoglienza nei centri di emergenza o appartamenti protetti e, quando necessario, in alloggiamenti turistici anche assieme ai loro figli, durante il lockdown.
Il Piano di Contingenza del ministero di Pari Opportunità, esplicitato in un'apposita Guida, garantisce il pieno funzionamento del numero telefonico 016, 24 ore al giorno in 52 lingue diverse e della mail 016-online@mscbs.es, nonché l'attivazione di un servizio di attenzione psicologica via Whatsapp. Ripropone i numeri telefonici di emergenza come il 112 e quelli delle polizie nazionali, oltre all'applicazione ALERTCOPS, che invia un messaggio di allarme alle forze di sicurezza con l'ubicazione di chi chiede aiuto. Si tratta di un pacchetto di misure promosse dal ministero guidato da Irene Montero, che Alia El-Yassir, direttora di Onu Donne per la regione d'Europa e Asia Centrale, ha riconosciuto come «un gran lavoro» del governo spagnolo «perché i servizi essenziali continuino a funzionare», incentivando «una cultura di tolleranza zero nei confronti della violenza di genere».
E le richieste di assistenza da parte di donne vittime di violenza di genere durante il confinamento, in Spagna, sono aumentate del 61,56% rispetto all'anno precedente: 18.700 dal 14 marzo al 15 maggio 2020, 7.125 in più rispetto allo stesso periodo del 2019. L'incremento è particolarmente rilevante per l'attenzione via telefono, cresciuta del 44% nei due mesi di confinamento (11.485 chiamate nel 2019 contro le 16.518 del 2020); mentre il ricorso all'online ha fatto un balzo in avanti: 504 richieste via mail nel 2020 contro le 90 del 2019 (+460%). Per quanto riguarda il servizio di attenzione via Whatsapp, le richieste sono cresciute del 29,5%.

PREVISIONI
Le denunce per violenza sarebbero scese fino al 70% in alcune città, nel primo mese di lockdown. Una riduzione logica, secondo la presidente dell'Osservatorio contro la Violenza del Consejo General del Poder Judicial, Ángeles Carmona, potendo risultare impossibile alle vittime conviventi con i loro aggressori chiedere aiuto. Questo non significa una riduzione della violenza. Semmai che molti di questi delitti non arrivano alle autorità. Perciò, sostiene Carmona, la giustizia dovrà essere preparata a gestire un numero di denunce prevedibilmente alto che emergerà solo in seguito, quando cesserà il lockdown.

 

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