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Sudan, cade la Sharia: ecco cosa cambia per le donne (e i gay non rischieranno più la morte)

Giovedì 23 Luglio 2020
Sudan, cade la Sharia: i gay non rischiano più la morte, le donne indosseranno i pantaloni

Cade la Sharia in Sudan. Un passaggio non scontato, visto che la legge islamica venne imposta nel lontano 1983 dal sanguinario generale Al Bahir. Dopo un lungo percorso – non scevro da violenze e proteste – anche questa realtà coranica è stata sbriciolata e per la gente significa avere più tutele e libertà.

Tanto per cominciare le donne potranno portare i pantaloni evitando di essere frustate. Ma tra le novità più importanti in assoluto è la depenalizzazione è del reato di apostasia, il che significa che i cristiani – per esempio – non rischiano più la morte per professare il proprio credo.

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E' stato abolito il divieto al consumo degli alcolici, l'obbligo per le donne di viaggiare con la prescrizione del capofamiglia, fino alla cancellazione della pena capitale per “sodomia”, costata la vita a centinaia di omosessuali sudanesi.

Le nuove norme sono state annunciate dal ministro della Giustizia Nasredeen Abdulbari e, ha detto, «garantiranno la libertà religiosa e l’uguaglianza dei cittadini, elemento doveroso per un Paese che ormai basa la sua azione sullo stato di diritto», come lui stesso ha sottolineato annunciando l’avvio dell’iter riformatore.

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Con l’abrogazione degli articoli del codice penale che incorporavano i precetti della sharia saranno soppresse quelle leggi che negli ultimi decenni hanno causato discriminazioni e persecuzioni. Soprattutto nei confronti dei cristiani. Come il caso emblematico di Meriam, la studentessa all'ottavo mese di gravidanza e condannata a morte per apostasia nel 2014. Se non fossero intervenute decine di realtà internazionali la ventisettenne cristiana sarebbe stata impiccata.

La caduta della Sharia è una svolta storica resa possibile da un processo di cambiamento avviato dopo la caduta del presidente dittatore, salito al potere con un colpo di Stato nel 1989 e deposto con un golpe nel 2019. Le donne, in questi ultimi mesi, a Karthoum hanno organizzato proteste e fatto sentire per la prima volta dopo decenni la propria voce.

Il primo ministro del Sudan, Abdallah Hamdok, ha già comunicato la sostituzione dei governatori militari di tutti gli Stati del Paese con personale civile. In una conferenza stampa tenuta nella capitale Khartoum, il premier ha annunciato l'approvazione da parte del generale Abdul Fattah Alburhan, capo del Consiglio Sovrano del Sudan, della nomina di 18 governatori civili degli Stati nel Paese, tra cui due donne.

Ne mesi scorsi il governo di transizione aveva annunciato che in Sudan praticare mutilazioni genitali femminili (Mgf) sarebbe diventato reato. Un argomento delicato e controverso, visto che secondo alcune Ong che lavorano sul territorio,  8 bambine su 10 subiscono queste mutilazioni soprattutto per un fattore culturale, fondato su credenze tradizionali che sarebbero tese a garantire onore e opportunità di matrimonio alla bambina. Ora bisognerà vedere quanto questo divieto normativo inciderà effettivamente in una pratica radicatissima nelle comunità. 

Ultimo aggiornamento: 24 Luglio, 15:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA