Washington, la Corte d'appello: no alle sexy bariste in bikini. E le ragazze fanno ricorso: «Vogliamo scegliere noi la divisa»

Lunedì 8 Luglio 2019 di Alessandra Spinelli
Una barista in bikini

In Italia il fenomeno non ha preso piede: sì, qualche sexy barista nei locali per soli uomini (sic) ovviamente c'è ma emule di Laura Maggi, la prima che nei primi anni Duemila serviva caffé e cappuccino in abiti succinti nella provincia bresciana, non risultano essere assurte a icone pop neanche delle trasmissioni più trash del nostro Paese. Negli Stati Uniti, invece, il fenomeno, nato a Seattle negli anni Novanta del secolo scorso, è talmente diffuso che la questione se sia lecito o meno alle "bikini baristas" lavorare come se stessero in spiaggia è arrivata fino alla corte di appello. Una vera battaglia legale si è consumata a Everett, a circa 50 km da Seattle, nello stato di Washington. L'amministrazione locale si è lamentata per anni che alcune dipendenti di una catena di caffè, la Hillbilly Hotties, lavorassero in bikini  finchè ha approvato due ordinanze nel 2017 per imporre un dress code decoroso nei fast food.

IL RICORSO
Ma il titolare di uno dei locali e alcune bariste hanno fatto ricorso evocando il primo emendamento della costituzione, quello che tutela la libertà di espressione, e hanno vinto il primo round. Un giudice distrettuale ha stabilito infatti che le ordinanze erano troppo vaghe e arbitrarie e le ha sospese. Ma ora una corte d'appello ha annullato la sentenza e ha concluso che «il modo di vestirsi in questo caso non è sufficientemente comunicativo per meritare la protezione del primo emendamento». I dirigenti della città cantano vittoria, sostenendo che il look lascivo delle bariste alimentava la prostituzione e la violenza sessuale, come provato da alcune indagini della polizia. Ma le bariste di alcuni locali come Cowgirl Espresso, Peek-a-brew, Espresso gone crazy,   hanno preannunciato appello. «Stanno cercando di esercitare il loro diritto di scegliere i loro abiti da lavoro», ha spiegato una loro rappresentante invocando una sorta di libertà femminista. «Le bariste vogliono esprimere messaggi positivi di confidenza col proprio corpo e di potere femminile. Questa decisione dice alle donne che il corpo femminile deve essere coperto e nascosto e che le donne devono essere protette da loro stesse». 

LE INDAGINI
In realtà negli anni passati ufficiali di polizia sotto copertura nella contea di Snohomish, nello stato di Washington , hanno visto alcune ragazze  eseguire servizi aggiuntivi per denaro extra, incluso lasciare che i clienti li toccassero, fotografarli o guardarli mentre si leccavano la panna.  Nel settembre 2009, cinque bikini bariste  al Grab 'n Go di Everett, a Washington, sono stati accusati di prostituzione dopo che la sorveglianza della polizia le ha scoperte a spogliarsi e compiere atti sessuali per denaro contante. Nel luglio 2011 il proprietario e tre impiegati di Java Juggs a Edmonds, Washington , furono accusati di prostituzione.
Ma a Everett nel dicembre 2017 contro i divieti del sindaco il  giudice distrettuale Marsha Pechman lo aveva trovato incostituzionalmente vago e inoltre ha obiettato che avesse violata la loro libertà di espressione e che fosse incostituzionale sotto la clausola di Parità di protezione del 14 ° emendamento poiché riguardava solo le donne. Nel 2018 marzo la città aveva però  presentato ricorso contro la 9a Corte d'appello che ha ora annullato l'ingiunzione. 
 

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