Denunciò i Casamonica, Roxana testimonial di legalità: «mai abbassare la testa»

Martedì 21 Maggio 2019 di Rosalba Emiliozzi
Denunciò i Casamonica, Roxana testimonial di legalità:
«Non bisogna mai abbassare la testa»
Un’eroina testimonial di legalità nelle scuole, una wonder woman moderna con la coda di cavallo e un coraggio che non ti immagini. È Roxana Roman, 35 anni, barista romena diventata un simbolo di giustizia per aver denunciato - e non era facile - due Casamonica e un Di Silvio, piombati nel suo Roxy bar a insultare e picchiare i suoi clienti, tra cui una donna disabile presa a cinghiate e sputi, e suo marito Marian, 40 anni, riempito di pugni e ferito. Tutto sotto l’occhio di una telecamera che ha documentato come il clan spadroneggiava alla Romanina, quartiere di Roma a ridosso di Cinecittà dove il mondo legale, nella Pasqua del 2018, sembrava finire lungo strade strette e ville abusive dove sui campanelli c’è scritto in sequenza Casamonica e Di Silvio.

Con l'Ambulatorio Antiusura, parte di Confcommercio Roma, Roxana inizierà dal prossimo anno un ciclo di incontri sulla legalità. «Ne sono molto felice - dice Roxana tra un caffè e l'atro in un bar pieno come tutte le mattine - Perché non bisogna mai abbassare la testa e denunciare sempre quando si è vittima di prepotenze e angherie. L'omertà e la paura non devono vincere». Nel suo bar con la veranda c’è sempre via vai. «Quando l’abbiamo preso, io e mio marito abbiamo avuto sempre gente, l’unico periodo difficile è stato dopo l’aggressione, quando la gente aveva paura e non veniva più come prima al bar, ma è passata per fortuna e ora lavoriamo sempre». Una grande mano è arrivata dalle istituzioni, il presidente delle Repubblica Sergio Mattarella ha insignito Roxana con l'onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana «per il suo contributo nell’affermazione del valore della legalità». «Una giornata indimenticabile» dice Roxana. Poi la visita al bar del premier Giuseppe Conte, «inaspettata e mi ha fatto molto piacere, cosa ha preso? Un caffè macchiato caldo e mi ha detto che era molto buono» dice con la sua fierezza Roxana. Caffè, nella versione più classica, anche per la sindaca Virginia Raggi, la prima a presentarsi al locale per dimostrare solidarietà. Poi il ministro della giustizia Alfonso Bonafede e il presidente della Camera, Roberto Fico.

«Ma anche tante persone comuni, da ogni parte d'Italia, mi sono state vicine - ammette - ma ora devo lasciarla, devo lavorare, “tre caffè , subito”», si sente dire dall’altro capo del telelefono. E Roxana scappa dai suoi clienti, perché quel bar che ha comprato e ristrutturato con tanti sacrifici è tutto per lei, la sua rinascita, rappresenta il futuro, una vita migliore per lei, suo marito e i suoi due bambini. Lei che si alza alle 5,30 del mattino per andare ad aprire, sempre di corsa tra gestione del bar, scuola e figli. Nel pomeriggio dietro al bancone c’è il marito, Roxana invece fa la mamma e corre ancora tra spesa, compiti e attività dei bambini. E' la storia di una vera wonder woman.

Quanto al processo, Antonio Casamonica, rampollo dell’omonimo clan, è stato condannato con rito ordinario a sette anni di carcere per lesioni e violenza privata, aggravate dal metodo mafioso per l’aggressione al Roxy Bar, avvenuta il primo aprile 2018. Ai suoi complici, i cugini Alfredo e Cristian Di Silvio - 4 anni e 10 mesi e 4 anni e 8 mesi, pene inflitte con il rito abbreviato - e il nonno dei coindagati, Enrico Di Silvio - 3 anni e 2 mesi sempre in abbreviato.
  Ultimo aggiornamento: 22 Maggio, 06:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA