ROMA

A Roma per un provino, 16enni stuprate a Termini: una di loro rimase incinta. L'uomo a giudizio

Mercoledì 29 Gennaio 2020 di Adelaide Pierucci

La partecipazione a un casting della Rai le aveva fatte sognare per più di cinquecento chilometri. Sul treno, mentre erano dirette a Roma, simulavano l'eventuale presentazione, l'atteggiamento da tenere davanti ai talent scout. E invece tutto è andato nel peggiore dei modi. Il giovane conosciuto su Facebook, del tutto estraneo al mondo televisivo, che aveva assicurato loro di ospitarle per una notte in città, ha abusato di entrambe, in un albergo vicino Termini, dopo averle allettate con regali e un giro turistico al Colosseo. Si è saputo dopo che quel ragazzo con capelli lunghi e gli occhi neri non si chiamava Said ma Qadir, un afgano irregolare di 24 anni. E mentre le vittime, una sedicenne e una diciassettenne originarie di Gallarate, si preparano a raccontare davanti al tribunale l'orrore, Qadir, l'imputato, è sparito, contumace. Il sogno si è sbriciolato così.

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Le ragazze hanno deciso di non partecipare più al provino. Hanno bussato direttamente agli uffici della Polfer per denunciare. Testimonianze convergenti per gli investigatori. «La mia amica - ricorda la sedicenne, davanti a una psicologa - aveva conosciuto Said su un social tramite amici comuni. Lei gli aveva detto del nostro progetto di fare un breve viaggio a Roma. E lui si è offerto di pagarci il biglietto. In treno abbiano scoperto che era fasullo. Lo abbiamo trovato ad attenderci a Termini». Per lei l'incubo è stato ancora peggiore: dopo lo stupro si è accorta di essere incinta e ha deciso di abortire.
Non avevano capito, agli inquirenti hanno raccontato della passeggiata e delle birre bevute insieme. «A me ha comprato un paio di scarpe da Tally Weijl. Alla mia amica da Foot Loker'', spiega l'altra. Ma noi ci siamo comunque mandate dei messaggi per dirci che avevamo paura di lui. Troppa gentilezza. Speravamo che ci pagasse anche l'albergo e poi andasse a casa sua. Invece aveva prenotato una matrimoniale. Abbiamo gridato? Avevamo bevuto e fumato uno spinello. L'avvocato Alessio Tranfa, difensore d'ufficio dell'afgano, in assenza dell'imputato, punta alla consensualità.

Ultimo aggiornamento: 13:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA