Intelligenza artificiale, Unesco: «No ad algoritmi con pregiudizi, danneggiano le donne»

Sabato 7 Marzo 2020
«La tecnologia e l'intelligenza artificiale rischiano di essere avversari e non alleati dell'uguaglianza di genere. Per questo l'Unesco pensa ad uno strumento normativo che introduca principi etici per l'intelligenza artificiale. Neutralizzando i pregiudizi algoritmici aiuteremo la tecnologia a servire la causa dell'uguaglianza delle donne». È questo il messaggio lanciato da Audrey Azoulay, Direttrice Generale dell'Unesco in occasione dell'otto marzo.

«Le donne nascono libere e rimangono uguali agli uomini in materia di dirittì recita l'articolo 1 della Dichiarazione dei diritti delle donne e dei cittadini, redatta nel 1791 da Olympe de Gouges - ricorda Azoulay - oggi ci sembra dire un'ovvietà ma al momento della sua pubblicazione, questo messaggio di giustizia, dignità e uguaglianza era ancora lungi dall'essere l'opinione comune. Da allora - prosegue - la causa della parità ha compiuto progressi significativi, in particolare negli ultimi anni. La dichiarazione e il programma d'azione di Pechino, di cui quest'anno si celebra il venticinquesimo anniversario, è stato un catalizzatore di molte iniziative
».

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Tuttavia, questo ideale  rimane, «per troppe donne nel mondo, un orizzonte lontano. Come ha ricordato il Segretario Generale dell'Onu, Antonio Guterres - dice ancora la responsabile Unesco - l'uguaglianza di genere e l'autonomia delle donne e delle ragazze sono i grandi progetti mai conclusi del nostro tempo. Che sia nell'ambito del mercato del lavoro o in quello dell'istruzione sono infinite le disuguaglianze tra donne e uomini che persistono». In particolare è nella scienza e nella tecnologia, dice Azoulay, che queste differenze permangono. «Le statistiche dell'Unesco ci dicono che le donne sono oggi quattro volte meno propense degli uomini a padroneggiare le competenze digitali, anche se saranno queste le competenze al centro delle società di domani. Dunque, lo sviluppo dell'intelligenza artificiale rischia di allargare queste disuguaglianze. Infatti poiché le ricercatrici sono sottorappresentate nel settore gli algoritmi sviluppati tendono a riprodurre gli stereotipi di genere amplificandoli, come ha dimostrato una recente pubblicazione dell'Unesco».

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Ma secondo Azoulay ci sono gli strumenti per contrastare questo problema. Nel corso dell'ultima conferenza generale Unesco gli Stati membri, ricorda la Direttrice, «hanno dato all'organizzazione il mandato di avviare il lavoro sul primo strumento normativo al mondo sui principi etici dell'intelligenza artificiale. Neutralizzando i pregiudizi algoritmici, aiuteremo la tecnologia a servire la causa dell'uguaglianza delle donne». 
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