Appello a Conte del movimento “Giusto Mezzo”: «Sfruttare a pieno il Recovery Fund per sostenere il lavoro delle donne»

Giovedì 1 Ottobre 2020 di Maria Lombardi
Appello a Conte del movimento “Giusto Mezzo”: «Sfruttare a pieno il Recovery Fund per sostenere il lavoro delle donne»

Il Recovery Fund è un'occasione straordinaria per riequilibrare il gender gap, far crescere l'occupazione femminile, e «ridisegnare un Paese più equo, più giusto, più sano». Ma questa occasione va sfruttata a pieno. Non servono altri bonus o interventi spot ma investimenti in strutture sociali, a partire dagli asili nido. É l'appello che il movimento “Giusto Mezzo” ha inviato al premier Conte. Una lettera firmata da un «gruppo di donne della società civile, attive nel mondo del lavoro in diversi settori e con competenze diversificate», tra cui l'economista Azzurra Rinaldi, Costanza Haermanin, Fellow dell’Istituto Universitario Europeo, Alexandra Geese, membro del Parlamento Europeo,  promotrice di #HalfOfIt, Valentina Parenti, Pina Picerno, europarlamentare del Pd, Mila Spicola, insegnante. 
 

Le proposte

«La pandemia da Covid-19 - si legge nella lettera inviata a Conte - sta finalmente affermando un cambio di paradigma politico e sociale: problemi affrontati parzialmente o non affrontati affatto come la denatalità, la disoccupazione femminile, la povertà educativa, il disinteresse per l’infanzia, la mancata conciliazione famiglia lavoro, l’insufficienza del welfare sociale sui servizi alla persona da zero anni alla terza età, hanno rivelato la loro urgenza e importanza occupando con forza il campo delle politiche per uno sviluppo globale e sostenibile, come è giusto che sia».
In una prima fase dell'emergenza le donne, con il movimento #datecivoce, hanno chiesto di essere adeguatamente rappresentate nelle task-force incaricate di tracciare la ripartenza del Paese. Adesso il contributo è su come sfruttare i soldi al meglio i soldi del Recovery Fund.  

«I problemi delle donne sono tanti, e non riguardano solo loro, ma lo sviluppo sano ed equo di tutti». Tre i problemi “chiave”: cura della prima infanzia e degli anziani, occupazione femminile, gender gap pay. «Quello che chiediamo è che, nell’affrontare questi, come altri problemi, è necessario agire con politiche strutturali e integrate, non si può farlo per compartimenti stagni o attraverso interventi parziali. Noi abbiamo portato l’esempio di tre ambiti su cui è urgente intervenire, ma vogliamo che siano trattati come le tre gambe dello stesso tavolo, in modo organico, puntellarne una senza le altre non lo fa stare in piedi».

Niente bonus o finanziamenti  una tantum, «ma infrastrutture sociali per un’offerta piena e strutturata, disponibile a tutti e tutte, su tutto il territorio nazionale a prescindere dalla domanda. Nello stesso tempo chiediamo interventi strutturali, radicali, non bonus nidi ma offerta diffusa su tutto il territorio nazionale, l’educazione dell’infanzia non è un servizio a domanda ma un diritto della persona, come recita anche la recente legislazione».

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Asili nido

In alcune zone del Paese gli asili nidi mancano, ed è la principale ragione che frena l'occupazione femminile. «Ci uniamo a quanti e quante chiedono in queste settimane un’azione mirata e non generica sulla Scuola, che preveda le risorse che servono ma in un’ottica programmatica e lungimirante. Anche in questo caso: le risorse servano per azioni sistemiche e per provvedimenti efficaci».

Per portarle queste proposte, aggiungono le donne firmatarie dell'appello, «chiediamo convergenza ai ministri competenti, auspichiamo risorse strutturali e non bonus o interventi frammentati e discontinui, chiediamo il coinvolgimento di attori e attrici sociali per curarne l’ideazione e l’attuazione. Chiediamo la parità qualificata di rappresentanza di genere nei livelli decisionali degli organismi pubblici che dovranno elaborare, promuovere e gestire politiche di spesa in ogni campo»

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