Domingo e le molestie, dopo le scuse un mistero da 500mila dollari e il no dal teatro della Zarzuela di Madrid

Martedì 25 Febbraio 2020 di Simona Antonucci
Placido Domingo, leggendario cantante spagnolo, 79 anni
La Spagna ha annullato per la prima volta un concerto di Placido Domingo, il 14 e il 15 maggio al Teatro nazionale della Zarzuela. Un vero colpo per il “monumento nazionale”, sferrato dal ministero spagnolo dopo le scuse pubbliche del tenore alle donne abusate.

Mani sotto le gonne, baci forzati, telefonate notturne, inviti in camere d’albergo, abusi: sono ventisette le persone a cui Placido Domingo ha deciso di chiedere scusa, accettando «la piena responsabilità delle sue azioni», poche ore dopo la pubblicazione inaspettata dell’indagine svolta dal sindacato statunitense degli artisti d’opera (Agma) che avrebbe rilevato una “condotta sistematica di abusi sessuali e di potere”, da parte del leggendario cantante lirico spagnolo, 79 anni, tenore, baritono, direttore d’orchestra e manager musicale.

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Scuse che secondo un'indiscrezione del New York Times sarebbero arrivate mentre era in corso un tentativo di accordo tra Domingo e i sindacati del valore di 500mila dollari per smussare le dichiarazioni delle donne chiamate a testimoniare. Accordo che sarebbe saltato col trapelare delle notizie. Una
fuga che spiegherebbe queste improvvise scuse di Domingo.

 I Sindacati hanno immediatamente  replicato cercando di 
«fare luce sui 500.000 dollari “denunciati” dal Nyt e da radio americane: si tratta», affermano, «di una multa, la più salata mai magata da un nostro membro, e non di una cifra versata in cambio del silenzio o in seguito a un patto segreto».  Una somma, aggiungono in un comunicato pubblicato sul sito dell'associazione, che andrebbe, in parte a coprire le spese legali sostenute per le indagini, ma anche devolute a organizzazioni che combattono gli abusi sessuali».

Un passaggio di denaro e la pubblicazione di un documento  privato (i sindacati sostengono che non lo avrebbero mai reso divulgato) che rende la vicenda che ha coinvolto Domingo ancora più complessa.  

Domingo, in una nota affidata all'agenzia spagnola Europa Press, dopo il clamore causato dalla divulgazione dell'inchiesta si è affrettato a dichiararsi «dispiaciuto per il dolore che posso aver causato». Spiegando: «Negli ultimi mesi mi sono preso del tempo per riflettere sulle accuse contro di me di varie colleghe. Rispetto il fatto che queste donne si siano infine sentite al sicuro da poterne parlare. Sappiano che sono veramente dispiaciuto per la sofferenza che ho causato loro. Accetto la piena responsabilità per le mie azioni: questa esperienza mi ha fatto crescere».

Ma ha fatto crescere sospetti sulla sua figura, tanto che il Ministero spagnolo ha cancellato la sua prossima esibizione al Teatro Nazionale de la Zarzuela.  

L’inchiesta del Sindacato americano fu avviata l’estate scorsa, nei due grandi teatri d’opera, Washington National Opera (dove Domingo è stato direttore artistico dal 1997 al 2011), e Los Angeles Opera (dove è stato consulente artistico negli anni Ottanta, poi direttore artistico e dal 2003 direttore generale fino alle dimissioni dell’incarico in piena bufera #MeToo), in seguito alla pubblicazione di racconti, di cantanti e ballerine, raccolti dall’Associated Press e resi noti il 14 agosto 2019, che accusavano Domingo di “comportamenti predatori”, molestie e abuso d’autorità.

Alle accuse, tutte anonime tranne quella del mezzosoprano Patricia Wulf, riguardanti un periodo tra gli anni Ottanta e il Duemila, Domingo allora rispose sostenendo che
«tutte le relazioni furono consensuali», riconoscendo però «che le regole e gli standard con i quali ci dobbiamo, e dovremmo misurare ora sono molto diversi da quelli del passato».

Oggi, dopo sei mesi, è arrivato a dichiarare di «capire che molte donne non si siano espresse chiaramente, per timore di danneggiare le loro carriera e che mai nessuno dovrebbe trovarsi in quella situazione». E quindi di «sentirsi impegnato a intraprendere un cambiamento positivo nel mondo dell’opera», desiderando che «diventi un posto più sicuro dove lavorare e che il mio esempio possa spingere altri a seguire i miei passi. Perché nessuno deve mai più vivere queste esperienze».

Dichiarazioni che arrivano dopo un’estate trionfale per l’artista che, nonostante lo scandalo, è stato celebrato a Caracalla e alla Scala, a Verona e in tutta Europa. L’ammissione di colpa che arriva 24 ore dopo la condanna per stupro di Weinstein, al momento ha causato ulteriori cancellazioni nei teatri americani, dopo il ritiro dalla cerimonia olimpica di Tokyo, in quello spagnolo, ma sembra confermata la sua agenda di appuntamenti italiani: a Verona il suo recital del 7 luglio e le partecipazioni alla Scala e al Donizetti Opera a novembre. Sempre che le indagini, ancora in corso, non portino a nuovi esiti.

I legali dell’Agma a Washington hanno appena portato a termine il lavoro durato sei mesi: di 55 artisti ascoltati, 27 hanno riferito di aver subito o essere stati testimoni di abusi e condotta inappropriata, quando il tenore ricopriva posizioni di potere. Tutte accuse che i legali hanno considerato credibili, per la quantità di testimonianze, per le analogie nei racconti, e anche perché il suo comportamento inappropriato fosse ormai di dominio pubblico. Ma l’inchiesta alla LA Opera è ancora in corso e non si escludono sviluppi anche per la 
“supermulta” da 500mila dollari.   Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio, 21:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA