Autismo, la battaglia di Maria Helene: «Mio figlio di 3 anni ha diritto alle cure»

Martedì 3 Dicembre 2019 di Rosalba Emiliozzi
Autismo, la battaglia di Maria Helene: curate per mio figlio
Con un megafono in mano sotto la sede della Regione Abruzzo, a Pescara, per protestare contro le mancate cure per il figlio autistico. Maria Helene Benedetti, 42 anni, di Vasto, in provincia di Chieti, ha avviato una diretta Facebook dove parla delle difficoltà che una famiglia incontra nel curare con la giusta terapia il proprio bambino, dell'incubo di arrivare 4 volte a settimana da Vasto a Pescara - 160 chilometri di distanza -  per fare la terapia: «Chi conosce l'autismo mi deve dire come si può tenere in macchina un bambino per due ore, ho fatto dei video dove mio figlio urla e piange perché legato a un seggiolino auto, li ho fatti vedere ai dirigenti Asl che hanno fatto spallucce. Sto lottando da due anni per portare le terapie a Vasto». La donna vorrebbe che il servizio fosse in funzione alla Asl di Vasto, dove abita e dove il figlio può affrontare nel modo migliore le cure necessarie per combattere l'autismo e recuperare.

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La protesta arriva dopo la vittoria in tribunale lo scorso settembre che riconosceva a Thomas, 3 anni, il diritto alla giusta cura, e dopo l’interessamento dell’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì. «Il Tribunale ha ordinato alla Asl di Vasto Lanciano Chieti di prendere in carico di mio figlio, ma ciò non succede. Non fanno altro che rinviare da oggi a domani, nessuno fa niente, basta - dice al telefono la battagliera mamma di Vasto - mio figlio con autismo ha diritto a un certo tipo di terapia che finora la Asl non è stata in grado di assicurare. Io sto provvedendo privatamente, pagando di tasca mia più di mille euro al mese. E mio marito fa l'operaio, mentre io non posso lavorare perché devo occuparmi di lui e dell'altro figlio. Thomas necessita urgentemente di terapie. Sono tre mesi che aspettiamo, da questa terapia dipende il futuro di mio figlio, sono cure essenziali per il recupero di mio figlio, dovrò fare lo sciopero della fame o passare la notte qui?».

In serata la donna ha annunciato che la Asl «ha preso in carico mio figlio, finalmente potrà iniziare le cure a Vasto, ma in questa storia abbiamo perso tutti» dice prima di riporre il megafono, andare via da Pescara e tornare a casa.  

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