L'Odissea al femminile di Marilù Oliva: «Circe e Penelope? Donne emancipate»

Sabato 4 Luglio 2020 di Valentina Venturi

L'Odissea raccontata da un'altra angolazione: dalla voce delle protagoniste. Sono i loro pensieri e azioni a governare la vita di Ulisse, Telemaco e dei Proci, diventando il filo conduttore del poema omerico. Come Calipso, tramandata come frivola, ma che nasconde in sé solitudine e determinatezza o la proto femminista Circe, che ben si inserirebbe nel movimento #metoo. A dar loro voce è Marilù Oliva, professoressa dell'Istituto Aldini-Valeriani di Bologna, che con L'Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre, editore Solferino, ha messo in risalto la contemporaneità delle figure femminili mitologiche.

Da dove nasce l'idea del libro?
«Mi ero accorta che l'Odissea è un libro rivoluzionario dal punto di vista della figura femminile. La sua trattazione è originale perché nell'età antica è inedito e rarissimo trovare donne come Calipso o Circe, padrone e dominatrici dei loro spazi».

Lo è anche l'Iliade?
«No, qui le donne hanno dei ruoli marginali e, com'era costume dell'epoca, sono concubine o mogli: servivano o per procreare o per dare piacere agli uomini. Erano ornamentali. Invece nell'Odissea è tutto rivoluzionato: come tutte le donne, sono complesse e caleidoscopiche».

Esiste la protagonista del #metoo omerico?
«Direi Circe: penso sia una proto femminista che si emancipa dall'uomo. Ma anche Penelope, nonostante sia stata vilipesa come prototipo di moglie devota. Anzi esiste una versione del mito in cui si racconta che Penelope si sia unita sia con il capo dei Proci e poi i proci tutti. O che sia stata con Ermes e con lui abbia concepito il dio Pan. La possiamo capire: aveva vent'anni e poi anche Ulisse si è divertito fuori Non la condannerei».

Penelope a capo di un movimento femminista?
«Per anni è stata spacciata come la moglie noiosa, fedele e prevedibile che se ne sta a tessere. In realtà si impegnava per preservare il trono del marito con arti diplomatiche e politiche sopraffine, che farebbero invidia al più raffinato politico odierno. Penelope doveva tenere a bada 108 principi di Itaca e delle isole vicine. La donna nell'epoca antica veniva considerata una creatura a metà, incompleta che comunque doveva esser sottomessa al marito e al figlio: se la sgridava - e ce lo racconta Omero - Penelope doveva incassare, buona e muta. Eppure ha resistito e preservato il regno per tramandarlo al figlio e al marito. Una donna eccezionale!».

Circe, invece, una proto femminista?
«Sappiamo che il mito arriva da un barlume di realtà. Partendo da Omero ho inventato una favola. Circe era una donna che viveva da sola in quest'isola sperduta e di passaggio dove facevano rotta le navi. Per difendersi dalle ciurme non sempre gentili, fingeva di offrire loro del cibo in cui somministrava delle droghe, che ammansivano i marinai. Circe quindi si difende, è una donna che comincia ad emanciparsi dall'uomo. Sembra aggressiva ma in realtà è sulla difensiva».

Nell'Odissea intravede una Greta Thunberg mitologica?
«L'Odissea è ecologica: ci tiene molto all'ambiente e Nausicaa è la novella Greta. C'è una scena simpatica in cui Nausicaa va con le ancelle a lavare i panni: una scena democratica. Mentre lavano insieme non usano saponi ma si affidano allo scorrere del fiume e lavano dalla foce, non in alto dove inquinerebbero le acque che poi dovrebbero bere. Un utilizzo intelligente».
 

Ultimo aggiornamento: 15:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA