Jen come Noa ha tentato il suicidio dopo essere stata stuprata da pedofili, «io sono riuscita a rinascere»

Sabato 8 Giugno 2019 di Franca Giansoldati
La storia di Jen Spry è forse ancora più terribile di quella di Noa, la ragazzina olandese che non si è mai ripresa dagli abusi subiti da piccola e che si è lasciata andare lentamente, fino a rifiutare acqua e cibo e morire la scorsa settimana. Un suicidio che ha choccato l'opinione pubblica facendo affiorare il vuoto in cui era cresciuta questa ragazza, dove l'assenza di speranza la faceva da padrone, e  dove l'incapacità di ritrovare le forze per continuare a respirare le rendeva la vita un inferno. La vicenda di Jen sembra avere una traiettoria quasi parallela, anche se stavolta si sviluppa a Philadelphia, dove ancora vive la ragazza. A renderla nota è stata l'agenzia cattolica Aleteia.

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Jen - come Noa - ha tentato tre volte il suicidio tra i 9 e gli 11 anni. Anche lei è stata stuprata da pedofili, venduta dal vicino di casa a uomini che la hanno ridotta a brandelli. Le ferite dentro erano talmente devastanti che cercava la morte. Con i genitori non poteva parlare. Il padre era in carcere e la mamma lavorava tutto il giorno e quando tornava la sera era talmente distrutta, che la bambin a non voleva darle altre pene, anche perché l'uomo la minacciava dicendole che se avesse raccontato qualcosa avrebbe fatto del male alla mamma.

Il racconto di Jen sta commuovendo il web. Jen però - fortunatamente - ce l'ha fatta con l'aiuto di psicologi, di sostegni validi e anche con la luce della fede che le ha dato la forza di rinascere.

L'incubo è iniziato quando uno «sconosciuto è venuto a vivere nella casa accanto alla nostra. La prima volta che l'ho visto ci ha detto: hey bambini avete visto il mio cane? Lui voleva farmi una foto e voleva darmi dei soldi. Mi ha fatto indossare una maglietta rossa». Jen dice che era il segnale per essere messi in vendita. La trappola era pronta. «Per due anni e mezzo sono stata venduta come un prodotto, quasi ogni giorno».

«Avevo solo 8 anni».

«Ci vendeva sul web ogni giorno. Se la finestra di casa sua era aperta significava che potevo entrare e che c'erano gli scambi di denaro (…) la sera piangevo per addormentarmi. Pregavo che in qualche modo Gesù mi potesse aiutare». Poi un giorno quell'uomo è scomparso, esattamente come era venuto, lasciando la casa nottetempo. Per Jen significava la liberazione, la fine di un incubo ma nello stesso tempo l'inizio di un percorso di riabilitazione interiore e la presa di coscienza del male. Jen oggi va avanti, sembra serena ma certe piaghe non si cancelleranno mai.  © RIPRODUZIONE RISERVATA