Tumori, un turbante per rinascere durante la chemio, Eleonora: «Donne, non arrendetevi mai»

Sabato 6 Luglio 2019 di Carla Massi
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Quando si dice fare rete. Da paziente con il cancro al seno a maestra che insegna alle altre donne malate come trasformare il fazzoletto in un turbante elegante. Il fazzoletto che copre la testa spogliata dalla chemioterapia. Eleonora Bonsignore, romana, oggi 40 anni (39 al momento della diagnosi), non ha mai permesso alla malattia di toglierle il piacere di guardarsi allo specchio. Nonostante l’intervento, la chemio, la fatica, la preoccupazione per il dolore dei due figli e del marito Daniel. «E’ stato lui a darmi l’ultima rasata. Ci siamo chiusi in bagno e con la macchinetta ha fatto quello che io non avevo il coraggio di fare. Piangevamo, poi ci siamo fatti coraggio e abbiamo affrontato i ragazzi. Che hanno cominciato a scherzare e accarezzare la mia pelata».

Possiamo tornare alla diagnosi?
«Mia sorella ed io, come nostra madre e probabilmente come nostra nonna, abbiamo la modificazione genetica BRCA1. Quella che predispone al cancro del seno. Mamma ce l’ha avuto, ne è uscita e noi giovani ci siamo sempre sottoposte ai controlli».
 

 

Fino a quando?
«Fino a quando, a 39 anni, all’Istituto Regina Elena di Roma al centro di ricerche genetiche dove andavamo si sono accorti che, in sei mesi, aveva fatto la comparsa il tumore. Angelina Jolie ha fatto l’operazione preventiva. Vi ricordate?».

Per lei Eleonora subito l’intervento?
«Sì, mastectomia bilaterale. Poi chemio. Al Regina Elena sono stata seguita e confortata da due oncologhe speciali, Giovanna Catania e Alessandra Fabi. Mai mi sono sentita sola. Ma...».
Ma?
«Quando a casa ti vedi senza i seni oltre a star male per la terapia, non riesci più a sentirti una donna. Ed è lì che comincia la lotta».

Per combattere contro...
«Sembra che tutto ti venga contro. Anche gli affetti. Quanti sanno che tante donne vengono lasciate dai mariti e dai fidanzati quando si ammalano? Quando, nello stesso ospedale, trovi mogli che non mollano mai il loro compagno durante la malattia. Ma lasciamo perdere..».

Suo marito?
«Meraviglioso, sempre al mio fianco. Mi ha anche accompagnato a comprare la parrucca ma, non era roba per me. Mi sentivo a disagio. Così l’ho buttata in un cassetto e ho pensato di usare il fazzoletto come fosse una capigliatura»

Una pettinatura con la stoffa?
«Ho cominciato a fare la coda, le trecce, la treccia. A scegliere il foulard intonato all’abito alla collana e agli orecchini. Senza capelli, senza sopracciglia e senza ciglia ti vedi proprio brutta. Ma devi imparare a truccarti per continuare a combattere».

Solo foulard...
«Tanti, tantissimi. In ospedale e per strada cominciavano a fermarmi altre donne per capire come facevo il turbante. Ovunque dicevo a tutte che ci si doveva, pur faticosamente, attaccare a quello che ci era rimasto. E puntare anche sulla vanità».

Oggi va dalle nuove pazienti, come ha fatto al Regina Elena per il progetto “Insieme più belle”?
«Certamente, dopo tre mesi dall’operazione ho fatto un video. Non sono altro che una delle tante guerriere che marcia a fianco di chi sta male»

Con il turbante?
«Il turbante diventa parte di te. Certo, in marcia con il turbate. La strada, per tutte, è lunga».

Ultimo aggiornamento: 7 Luglio, 17:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA