CORONAVIRUS

Paola: «Ero cameriera in hotel ora raccolgo fragole nei campi»

Sabato 16 Maggio 2020 di Vanna Ugolini

Le fragole con la punta bianca vanno messe sotto, quelle bucate o troppo mature vanno messe in un altro cesto. Le grandi sopra, le piccole sotto. Ci vuole pazienza, nella vita ma anche arte. E coraggio, e sudore. E c'è molto di tutto questo nella vita di Paola e di Rosa, c'è molto di tutto questo nell'apparente normalità di due donne che intorno ai quarant'anni hanno deciso di riprendere in mano la loro vita, messa al muro dal Covid, ripartendo da zero.
INCERTEZZA
Paola Caramori ha 43 anni, un marito, un figlio e una figlia ventenni e una bimba di 11 mesi. Per tutta la sua vita ha fatto la cameriera stagionale a Riccione, una bella stagione lunga, perché l'albergo per cui lavorava restava aperto circa dieci mesi l'anno grazie alla stagione convegnistica che seguiva quella estiva. «Sono stata una stagionale ma per dieci mesi su dodici, insomma, era un buon lavoro anche se noi stagionali siamo abituati a lavorare tanto». L'albergo, però, quest'anno non ha ancora riaperto e non si sa se riaprirà. Sono molti gli albergatori che pensano di saltare una stagione troppo incerta, onerosa e piena di rischi. Ma Paola ha una famiglia numerosa da sostenere, anche il marito è finito in cassa integrazione, i figli grandi stanno cercando un lavoro che al momento non sembra esserci e c'è la piccolina da crescere. Così si rimette in gioco e, insieme alla sua amica Rosa, aderisce a una iniziativa del Comune di Riccione che ha fatto da tramite tra le aziende agricole e gli stagionali che non riuscivano a ritrovare il lavoro con la stagione estiva bloccata
«La mia amica Rosa ed io - racconta - abbiamo mandato una mail con i nostri dati e fatto presente in poche righe la situazione in cui ci troviamo. Venti giorni dopo ci ha chiamato un'azienda agricola di Viserba. Con la stagione che non si sa quando partirà, dobbiamo darci da fare, il lavoro non mi spaventa e quindi abbiamo preso l'occasione al volo. Eravamo a casa con la disoccupazione ma ci abbiamo rinunciato, vogliamo lavorare».

Così Paola e Rosa si alzano al mattino alle 6, alle 7 sono sui campi di fragole a Viserba, vicino a Rimini e cominciano la raccolta. «È un lavoro faticoso ma dicono che sia un lavoro da donne perché un uomo non la pazienza di selezionare le fragole. Abbiamo un triciclo con le casse sopra e alle 7 cominciamo la raccolta». Il lavoro è ovviamente regolare, viene pagato 6 euro e cinquanta l'ora per circa 8 ore di lavoro al giorno. Tutte le lavoratrici al mattino ricevono anche disinfettante gel e mascherine che usano nei momenti in cui è necessario lavorare con qualcuno. «Altrimenti, quando siamo da sole, in pieno campo, la mascherina possiamo toglierla». Il lavoro «è molto faticoso, ma, alla fine, mi abbronzo, sto all'aria aperta e ho la mente sgombra. È bello svegliarsi al mattino e sapere che il lavoro ce l'hai». E quando torna a casa? «Mi faccio una doccia, poi pulisco, sistemo e sto con la bambina».

Un lavoro continuo. «Siamo abituate, abbiamo sempre lavorato sodo». E la fatica? «La fatica si supera. Io vedo tante ragazze che vengono nel campo, restano un giorno e se ne vanno. Si vede che non hanno bisogno di lavorare. Io credo che ogni lavoro sia dignitoso e non ci si debba da vergognare se si lavora la terra. Ci si deve vergognare solo se si ruba». E il futuro? «Dopo le pesche ci sono le albicocche e poi anche altra frutta, speriamo di arrivare all'autunno, quando ci sarà da raccogliere l'uva». E speriamo che sia possibile, allora, anche fare un brindisi. Al lavoro. Alla vita che va avanti e alle donne resilienti.
 

Ultimo aggiornamento: 13:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA