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Calabria, Friuli, Aosta e Puglia «regioni maschiliste», l'appello ai ministri delle associazioni femminili

Giovedì 31 Ottobre 2019 di Franca Giansoldati

Associazioni femminili sul piede di guerra per la mancata doppia preferenza. Per questo si appellano al governo (ai ministri delle pari opportunità, Elena Bonetti e degli Affari Regionali, Francesco Boccia) e chiedono un intervento e, soprattutto, norme di garanzia da introdurre nelle leggi elettorali di quattro regioni italiane: Calabria, Puglia, Friuli e Valle d'Aosta. 

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Regioni che «ancora oggi violano i principi costituzionali (articoli 51 e 117) e la legge numero 20/2016 che dettano disposizioni per il riequilibrio della rappresentanza in materia elettorale. A riprova della pervicacia maschilista e del sessismo imperante, il 22 ottobre il Consiglio del Friuli – composto da sole 6 donne su 49 consiglieri - ha bocciato la proposta di introdurre nella propria legge elettorale la doppia preferenza di genere, nonostante l’appello di 200 professioniste - l’impegno pluriennale di un movimento civico e trasversale delle donne in politica, delle associazioni e delle parti sociali, non è riuscito ancora a produrre alcun risultato. Le nostre associazioni, impegnate da anni in tema di democrazia paritaria e promotrici di ricorsi contro il mancato rispetto della Costituzione e delle altre leggi in materia, richiedono quindi un Vostro intervento urgente per eliminare un vulnus che compromette il diritto delle donne alla piena partecipazione all’attività politica che le leggi regionali devono promuovere ai sensi dell’art. 117 della Costituzione».

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A firmare la lettera le due associazioni  Donne in Quota e la Rete per la Parità. 

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«Se è vero che le Regioni e le Province Autonome godono di ampia autonomia nella elaborazione delle leggi che regolano la elezione della Giunta e dei Consiglieri Regionali, è vero altresì che, ai sensi dell’articolo 122 della Costituzione tale autonomia va contenuta nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi della Repubblica, fra cui rientra anche la promozione, attraverso misure idonee, della parità tra uomini e donne nell’accesso alle cariche elettive, quale interesse essenziale del sistema costituzionale consacrato nell’articolo 51 della Carta e ribadito, per quanto riguarda le Regioni dall’articolo 117». 

«Ci auguriamo che insieme alla doppia preferenza di genere si inserisca anche nelle leggi elettorali delle predette regioni la disposizione, presente già in altre regioni, che impone nelle campagne elettorali ai soggetti politici la presenza paritaria di candidati di entrambi i generi nei programmi di comunicazione politica offerti dalle emittenti radiotelevisive e digitali pubbliche e private, senza dimenticare i messaggi autogestiti». 

 

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