CORONAVIRUS

Le donne presentano il conto al Premier, servono strumenti di parità per uscire dalla crisi

Mercoledì 29 Aprile 2020 di Franca Giansoldati

L'emergenza Covid ha fatto esplodere la questione di genere e il fatto che l'Italia sconta un ritardo cronico, emerso anche davanti al silenzio del premier durante l'ultima conferenza stampa. Alla narrativa retorica piena di clichè che le donne sono in prima linea contro il coronavirus, come in tempi di guerra, non corrispondono poi misure efficaci e concrete per aiutare le donne a superare il gap esistente in ogni campo e prendere parte alla fase 2. La denuncia arriva dall'Associazione Fuori Quota che fa il punto su questi due mesi eccezionali, dove le donne di qualsiasi livello e posizione hanno dovuto farsi carico di tutto, dalla famiglia, ai figli, al lavoro, all'assistenza dei genitori ma poi sono state messe ai margini nelle fasi del decision making e di pianificazione nazionale. Come se non facessero parte del 50% della popolazione. 

«Come in epoca di guerra, le donne sono state e continuano a essere in prima linea come operatrici nel sistema sanitario, come cassiere nella grande distribuzione alimentare, come insegnanti riconvertite velocemente alla didattica digitale ma al tempo stesso, sono state tenute fuori da ogni luogo di presa di decisione in modo ancora più evidente rispetto al solito».

Secondo l'Associazione Fuori Quota, «se già prima dell'inizio dell'emergenza vivevano un evidente sovraccarico nella gestione dei compiti familiari, dato questo correlato alla difficoltà maggiore di avere o mantenere un impiego, fare carriera e avere una retribuzione uguale a quella degli uomini, oggi le donne sono ancora più schiacciate tra le responsabilità di cura e le necessità del lavoro, se lo hanno e lo conservano, con il timore di dovere, a breve, affrontare senza strumenti e anzi ancora più zavorrate, la conciliazione tra necessita' familiari e lavoro».

La fase 2 è un po' la cartina di tornasole perchè rischia di trasformarsi in una trappola, colpa  di un welfare che non si è modernizzato negli anni e che ha lasciate non presidiate molte questioni legate specialmente alla cura.

Un esempio lampante è il modo in cui è stato affrontato fino ad ora il tema della chiusura delle scuole insieme al prolungato confinamento delle persone anziane, quei nonni senza i quali le donne italiane ancora meno avrebbero potuto fare al di fuori delle loro case. «Uno scenario davvero anacronistico rispetto all'epoca di benessere in cui ci siamo fino ad ora trovati.

Per l'Associazione Fuori Quota è chiaro che non si possa permettere che « l'emergenza sanitaria rinchiuda nuovamente le donne in casa, dopo anni di impegno perché potessero contribuire in modo attivo anche per una piu' ampia collettività, mettendo a disposizione le proprie competenze e il proprio impegno non solo come angeli del focolare. Non possiamo stare in silenzio. Non possiamo stare ferme. Non possiamo stare solo chiuse in casa. E' nostro dovere e non solo nostro diritto dare il nostro contributo».

Di fatto la modernizzazione del Paese passa anche attraverso l'impegno che le donne debbono dare in questa fase. 

Messaggio rincarato in un documento della Commissione europea che sottolinea il fondamentale ruolo giocato dagli uomini che devono essere incoraggiati a vedere la possibilità di lavorare da casa come un'opportunità di raggiungere un migliore equilibrio vita-lavoro, di sostenere una più equa suddivisione tra lavoro pagato e non pagato.

La parità di genere non e' solo una questione delle donne, ma un vantaggio per la società.

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