Asili nido, rivoluzione nel Lazio: orari più lunghi e servizi anche per le mamme che lavorano di notte

Venerdì 17 Luglio 2020
Asili nido, rivoluzione nel Lazio: orari più lunghi e servizi anche per le mamme che lavorano di notte

Rivoluzione negli asili nido del Lazio. Turni più lunghi, fino a 12 ore, servizi sperimentali di giorno anche nei parchi o nelle fattorie, e di notte anche nelle aziende così da consentire alle mamme lavori notturni.  Il Consiglio regionale ha approvato l'altro giorno la nuova legge che prevede un unico percorso continuo di formazione per i bambini da 0 a 6 anni. La normativa arriva a quarant'anni dalla precedente legge regionale. Il testo, che vede come prima firmataria la Presidente della IX Commissione consiliare Eleonora Mattia, mira a contrastare i fenomeni della dispersione scolastica e della povertà educativa, garantendo pari condizioni di accesso e partecipazione ai servizi educativi per le bambine e bambini, senza distinzione alcuna di genere, sesso, etnia, età, disabilità e orientamento religioso delle famiglie, garantendo pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco.

Roma, Sos centri estivi: mamme e papà al lavoro, 5 mila bimbi senza posto

Allarme infanzia a Roma, graduatorie sospese: «Un terzo dei nidi ha già chiuso»

Coronavirus, il 15% degli asili nido chiusi dopo il lockdown: per le mamme è addio al lavoro

Per la sezione lattanti è prevista una quota di riserva per un numero di posti non inferiore al 20% rispetto a quelli autorizzati. Viene fissato per il nido un orario quotidiano che, a partire dalla mattina, va da un minimo di sei a un massimo di 12 ore, garantendo come minimo 5 giorni alla settimana per dieci mesi all'anno. E poi sono previsti servizi sperimentali, uno di giorno che potrà essere attivato in strutture quali fattorie, agriturismi, riserva naturale e parchi, e l'altro previsto in orario notturno e nei giorni festivi all'interno dei servizi educativi aziendali, grazie a un'agevolazione finanziaria per le aziende che prevede la realizzazione di vere e proprie scuole dell'infanzia in ufficio. In questo secondo caso, la Regione promuove un servizio che, sulla base di esigenze lavorative dei genitori, può prevedere l’apertura anche nelle giornate di sabato e/o di domenica, durante le vacanze natalizie e pasquali, nei mesi estivi.

«Il sistema integrato garantisce la continuità educativa, anche attraverso la costituzione di Poli per l’infanzia, con un’offerta qualificata e all’avanguardia e individuando una serie di servizi educativi per l’infanzia, diversificati e adattabili alle esigenze di ciascuna famiglia e/o territorio, anche dando copertura legislativa a esperienze già avviate de facto», spiega Eleonora Mattia.

Oltre alle nuove norme per asilo nido, micro-nido e sezione primavera, si aggiungono i servizi educativi sperimentali in natura, come l’asilo nel bosco o l’agrinido, e nei luoghi di lavoro. Vengono inoltre regolamentati una serie di servizi integrativi quali lo spazio gioco, il nido domestico, il centro per bambini e famiglie. Il tutto con un’importante copertura finanziaria pari a 10,5 milioni per il 2020, 17 milioni per il 2021 e 21 milioni per il 2022, oltre i trasferimenti statali.

«È il più grande investimento educativo realizzato da decenni nella Regione Lazio e sul nostro patrimonio più grande che sono appunto le bambine e i bambini», aggiunge Mattia. «Tra gli obiettivi, rendere gratuiti i nidi per tutti, far emergere il sommerso e arrivare su tutto il territorio, anche nei Comuni delle aree interne, al target europeo del 33%».

La nuova legge mira a costruire un sistema integrato di servizi per l’infanzia non solo di qualità, ma anche inclusivi e veramente accessibili a tutte e tutti.​ Per le bambine e i bambini con bisogni educativi speciali sono previsti piani educativi personalizzati elaborati in collaborazione con i servizi sociali dei Comuni, i servizi delle Aziende sanitarie locali e genitori nelle fasi di elaborazione e attuazione del piano educativo. É previsto che i Comuni, nel definire i criteri di accesso ai servizi educativi a offerta pubblica, diano priorità ai casi di disabilità e bisogni educativi speciali, alle famiglie con due o più figli in età di obbligo scolastico, a situazioni di disagio sociale e/o economico della famiglia, attestato dai servizi sociali territoriali, riconoscendo priorità alla famiglia monoparentale, a particolari condizioni di lavoro dei genitori, alla condizione di detenzione di uno o di entrambi i genitori, alla condizione di orfani di vittime di femminicidio, nonché alle altre situazioni familiari individuate dai comuni, dai consultori, dalle case rifugio, dalle case famiglie o dai centri antiviolenza. «Per quanto riguarda gli spazi dedicati ai servizi di educazione e istruzione la nuova legge disciplina nel dettaglio le caratteristiche e i requisiti degli spazi, interni ed esterni, degli arredi e dei giochi nei servizi educativi che tutelino la salute, il benessere e la sicurezza delle bambine e dei bambini. Vi è un riferimento esplicito al diritto alla sicurezza scolastica, inteso come combinazione degli elementi di sicurezza strutturale e antisismica, urbanistici, architettonici, di abitabilità, salubrità, comfort, assenza di barriere architettoniche e complessiva accessibilità per gli studenti disabili e delle misure di prevenzione, protezione e soccorso».

© RIPRODUZIONE RISERVATA