'Ndrangheta, la sorella di una vittima: «Mio fratello morto tra le mie braccia. Lo Stato ci ha abbandonato»

Lunedì 13 Gennaio 2020 di Franca Giansoldati
Il 13 gennaio 2018, nel cuore di Crotone, veniva ucciso dalla 'ndrangheta Giuseppe Parretta, appena 18enne. Oggi la voce della  sorella Benedetta, incalza lo Stato: «Le istituzioni sono incapaci di darci sicurezza. Abbiamo paura». Ad uccidere il giovane, due anni fa, è stato il pregiudicato Salvatore Gerace che la Corte d'Assise di Catanzaro ha condanato all'ergastolo dopo un processo teso a screditare persino la mamma di Giuseppe Parretta, Caterina Villirillo, presidente dell'Associazione Libere Donne e formidabile attivista per la legalità.

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Oggi la sorella ha preso coraggio e ha scritto una lettera in cui racconta di come sia cambiata la vita di tutta la sua famiglia. Un inferno. «Ho dovuto diventare improvvisamente adulta quel maledetto pomeriggio. Ho visto morire mio fratello tra le nostre braccia, con lo sguardo ormai perso nel vuoto. Quegli spari mi rimbombano nelle orecchie e la faccia dell'assassino mi compare davanti ogni notte, io sono morta in quel momento, noi siamo morti, completamente».

Poi l'accusa. «Condanno lo Stato e chi lo rappresenta ai vertici - ha aggiunto Benedetta Parretta - per il modo in cui siamo trattati noi le 'vittime invisibili': due anni di assurdo silenzio. Vedo mia madre battersi con quella forza che non ha piu' per reagire alla violenza piu' grande che una donna puo' subire, veder uccidere il proprio figlio per colpire te ed il tuo lavoro e i tuoi valori. L'ho vista salvare tante Donne in associazione, usciva di notte, si organizzava con l'equipe di salvataggio, e le portava tante volte a casa nostra. Estranee con minori, che vivevano a nostre spese. Per giorni e a volte settimane, finche' non trovava un posto dove poter essere al sicuro. Mia madre mi ha insegnato il coraggio l'amore verso il prossimo e la legalita'» Ultimo aggiornamento: 17:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA