Violenza in famiglia, l'avvocato: «Sempre più denunce. E si applica la legittima difesa»

Lunedì 20 Maggio 2019 di Michela Allegri

I casi di maltrattamenti in famiglia, in Italia, «sono numerosissimi, ma rispetto al passato le donne hanno più coraggio e decidono di denunciare». L'avvocato Geraldine Pagano, dell'associazione Differenza donna, è specializzata nei casi di violenza domestica e di genere. Parlando del caso di Monterotondo, spiega, «la ragazza potrebbe invocare la legittima difesa se emergesse che stava cercando di difendere la madre che era in pericolo di vita».

Sono numerosi i casi di questo tipo, in cui la vittima del maltrattamento aggredisca il persecutore?
«I casi di maltrattamenti in famiglia sono numerosissimi, ma quelli che culminano con l'uccisione o con l'aggressione del maltrattatore non sono tanti. Questo accade perché spesso le donne vittime di violenza sono troppo deboli sia per reagire che per difendersi».

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Rispetto al passato i casi di violenza domestica sono aumentati?
«Sarebbe scorretto dire che rispetto al passato sono aumentati i casi di maltrattamenti tra le mura domestiche, ma sono sicuramente aumentate in modo esponenziale le denunce. È un dato significativo, perché è la dimostrazione del fatto che il sistema funziona e che le vittime hanno più coraggio rispetto al passato. Questo succede perché ci sono più tutele per chi decide di denunciare. Non si fa più il processo alle vittime, come succedeva tempo fa. Oggi c'è una struttura di supporto che funziona, anche se potrebbe essere migliorata. È cambiata anche la mentalità delle donne e soprattutto quella delle famiglie».

In che senso?
«Molti anni fa le famiglie di origine, soprattutto nei piccoli paesi, non vedevano di buon occhio il fatto che un marito violento venisse denunciato. Oggi è diverso e spesso le denunce scattano proprio su impulso di altri componenti della famiglia».

In Italia centri antiviolenza funzionano?
«Sì, e sono importantissimi, ma sono ancora insufficienti. Non sempre si trova ospitalità per le vittime, perché sono troppe. Ci sono anche altre strutture che offrono accoglienza, come le Case di fuga, o alcuni centri gestiti dalle suore. Ma il centro antiviolenza offre qualcosa in più, c'è un supporto psicologico che aiuta la donna a liberarsi da convinzioni tossiche. Nella maggioranza dei casi, infatti, la vittima aspetta prima di denunciare, perché è convinta di essere colpevole».

Cosa rischia dal punto di vista penale la ragazza di Monterotondo che ha ucciso il padre violento?
«Se ha agito per difendere la madre che era in pericolo di vita si potrebbe invocare una legittima difesa».
 

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