Moldova alle urne: Maia Sandu punta alla presidenza e guarda all'Unione Europea

Domenica 15 Novembre 2020 di SIMONA VERRAZZO

Un testa a testa che deciderà le sorti di un paese, se indirizzare la propria politica verso l’Unione europea oppure se verso la Russia. Sono in corso le elezioni presidenziali in Moldova, il paese più povero del Vecchio Continente, ed è un voto cruciale per il futuro, dove si fronteggiano due diverse visioni di alleanze geopolitiche: da un lato Igor Dodon (ex membro del Partito socialista e ora indipendente), presidente uscente filo-russo tanto da aver ricevuto l’endorsement di Vladimir Putin, dall’altro Maia Sandu (Partito di Azione e Solidarietà), ex primo ministro con posizioni atlantiste e soprattutto europeiste.

Classe 1972, anche ex ministro dell’Educazione, Maia Sandu è la favorita in queste elezioni presidenziali, in cui cerca la rivalsa su quelle di quattro anni fa: nel 2016 soltanto 70.000 voti le impedirono di battere proprio Igor Dodon (45 anni). Adesso sembra, il condizionale è d’obbligo, essersi ribaltato il consenso. Al primo turno del 1° novembre Sandu è stato il candidato più votato con il 36,1 per cento, superando lo stesso Dodon che si è fermato al 32,6 per cento, senza però riuscire a oltrepassare la soglia del 50 per cento che le avrebbe garantito la vittoria al primo turno.

Se eletta Maia Sandu, un passato come consigliere del direttore generale della Banca Mondiale, entrerebbe nuovamente nella storia del paese: dopo essere stata la prima donna premier nel 2019 avrebbe questo primato anche per la carica di presidente della Repubblica.

Determinanti per la sua elezioni saranno i voti della diaspora all’estero, almeno 200.000, e quelli della Transnistria. La regione ha auto-proclamato la sua indipendenza nel 1990, a cui è seguito un conflitto armato, ma senza alcun riconoscimento né da parte di Chisinau né da parte della Comunità internazionale. Molti suoi abitanti, però, hanno mantenuto la cittadinanza moldava e, vista l’influenza della Russia, potrebbero votare in sostegno di Dodon.

Se eletta, Sandu proseguirebbe il percorso verso l’Unione europea intrapreso dalla Moldova negli ultimi anni: del 2014 è l’accordo di liberalizzazione dei visti mentre del 2016 è quello di associazione con Bruxelles.

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