MIGRANTI

La nuova vita in Italia di due migranti libiche lesbiche, ora sono sposate e vivono a Milano

Giovedì 19 Dicembre 2019
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«Ho dovuto lasciare la Libia perche' c'e' la guerra, ma soprattutto perche' sono lesbica e con la mia compagna volevamo vivere insieme. Cosi' siamo venute in Italia, e sei mesi fa ci siamo finalmente sposate». La storia a lieto fine di una rifugiata di origine libica in Italia da qualche anno è stata raccolta e raccontata dalla agenzia Dire.

Il suo e' un nome di fantasia, Noure, è si tratta di una precauzione per evitare problemi a se' e a sua moglie: «In Libia la situazione per gli omosessuali e' difficile». Prima di sbarcare in Italia la ragazza insegnava Storia dell'Arte presso l'Universita' di Zawiya, sulla costa occidentale del Paese. Oggi fa la cameriera a Milano, un lavoro che le permette di mantenersi e che ha trovato grazie al sostegno di Lesbiche senza frontiere (Lsf), una delle associazioni che hanno aderito al programma PartecipAzione di Intersos, finanziato dall'Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), per favorire l'inclusione di migranti e rifugiati nel nostro Paese.

«Quando io e la mia compagna siamo arrivate, non riuscivamo a capire una parola» prosegue Noura. «E' stata una grande fortuna avere qualcuno che ci aiutasse, non solo traducendo le informazioni ma anche spiegandoci come funzionano le cose».

In Libia, gli esponenti della comunita' Lgbt+ non hanno vita facile: come denunciano le organizzazioni per i diritti umani, oltre alle discriminazioni, il rischio e' di subire violenze da parte dei gruppi armati ribelli che abbracciano il fondamentalismo islamico. Ma per i rifugiati omosessuali i problemi non finiscono neanche nei Paesi di accoglienza, perchè nella maggior parte dei casi non possono fare riferimento nemmeno alla loro comunita' di origine.

 

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