Carfagna: «Il mio piano d'azione per aiutare le donne, dall'università alla pensione»

Martedì 21 Gennaio 2020 di Maria Lombardi
Carfagna: «Il mio piano d'azione per aiutare le donne, dall'università alla pensione»

«Dare voce alle donne, liberare il loro genio e superare gli squilibri». Il vicepresidente della Camera Mara Carfagna ha elaborato un piano d'azione per far crescere la presenza femminile nel lavoro, in politica e nella società, tutelare le mamme e contrastare la violenza. Dopo la fondazione dell'associazione Voce Libera, Carfagna presenta il suo manifesto per le donne, “Womens' act”. Dalla quota mamma all'aiuto per le studentesse Stem, il piano prevede cinque proposte per accelerare il cammino per la parità.

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Tanta strada si è fatta e tanta ce n'è da fare. Basta pensare all'occupazione, più bassa della media europea, al gender gap nei salari, «a taluni incarichi di vertice che rimangono appannaggio degli uomini», sostiene l'onorevole di FI, al peso di lavoro di cura, interamente sulle loro spalle. «Da un punto di vista culturale e sociale, ogni giorno le donne subiscono piccoli e grandi pregiudizi, oltre ad atti di violenza fisica e psicologica che colpiscono una cittadina su tre», spiega Mara Carfagna. «Dare oggi voce alle donne - maggioranza della popolazione - non significa solo affermare i diritti sanciti dalla Costituzione e dalla legge, ma liberare le loro potenzialità: un enorme giacimento di energie, valore e competenze che consentirebbe all’Italia di crescere, innovarsi e aumentare il benessere di tutti».

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Ed ecco le proposte.
«Liberare il genio delle donne», ossia sostenere l’accesso delle donne alle cosiddette lauree Stem. Come? «Con la nostra proposta, esentiamo dal pagamento della retta universitaria delle lauree tecnico-scientifiche le studentesse più meritevoli. «Una formazione in queste discipline consentirebbe a circa 1,2 milioni di donne in più di trovare lavoro entro il 2050 in Europa, generando anche una crescita del PIL di 820 miliardi di euro».

«Una donna fa la differenza»un credito d’imposta per 3 anni alle imprese per ogni assunzione femminile a tempo indeterminato, «pari all’importo Irpef vigente su quel contratto d’assunzione». Una misura per promuovere l'occupazione, in Italia lavora appena una donna su due, nel Mezzogiorno una su tre.

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«Lo stipendio è uguale per tutti». Le aziende dovrebbero essere obbligate a pubblicare dei dati relativi alla parità retributiva ed alla percentuale di donne occupate per colmare il gap nei salari che è intorno al 20 per cento.

«Sì al lavoro, sì alla maternità». Al posto dei tanti piccoli bonus, un contributo a tutte le lavoratrici dipendenti con Isee inferiore a 50mila euro, mamme di bambini sotto i 3 anni. L’assegno potrà arrivare ad un massimo di 600 euro, andando a coprire la retta dell’asilo o il costo della baby-sitter.

«Anche i figli valgono per la pensione». La cosiddetta Quota mamma, uno “sconto” sull’età pensionabile per le donne per ogni figlio. Se una donna ha avuto due figli potrà andare in pensione due anni prima rispetto all’età minima prevista per legge.

«Rinforzare il Codice Rosso». La proposta è introdurre «l’arresto in flagranza per chi viola l’obbligo di allontanamento dalla casa familiare o per chi viola il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Troppe sono ancora le donne che muoiono perché i divieti di allontanamento e di avvicinamento non vengono rispettati».

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