Come superare il modello di lavoro maschile per aiutare le donne a essere lavoratrici e madri

Mercoledì 18 Novembre 2020 di Franca Giansoldati

«Le donne dovrebbero essere sostenute sia a lavorare, sia ad avere figli». Debora Donnini, giornalista e scrittrice, va oltre il mainstream e individua all'orizzonte un insidioso «attacco alla madre» che spesso si manifesta per indebolire l'unicità di questo ruolo. In pratica in nome di una presunta uguaglianza, si arrivano a fare scelte nelle quali l'interesse del minore viene arbitrariamente sacrificato, come pure quello della donna. In un saggio intitolato "Finché non sorsi come madre" (edizioni Chirico Cantagalli, 109 pagine, 12 euro) Donnini mette a fuoco il meccanismo che sta alla base di un modello di lavoro ancora maschile che, di fatto, dimentica le madri. Si tratta di un libro un po' controcorrente rispetto al 'mainstream' che in nome di un principio di uguaglianze e perfette simmetrie, sacrifica la peculiarità del ruolo delle madri.  

«Il conflitto - scrive - non è maternità lavoro. Questa è una visione, diciamo, maschilista per cui c'è chi chiede aiuto alla famiglia e chi, dall'altra parte, chiede libertà per le donne. Il problema non è o-o ma dovrebbe essere posto in termini di e-e, in una ottica di conciliazione, di riconoscimento di una ricchezza, non però nell'ambito del dominio, come una costrizione, ma nell'ambito della libertà e nella individuazione delle soluzioni che il genio femminile può apportare. Le donne dovrebbero essere sostenute sia a lavorare sia ad avere figli. e' una ottica maschilista che porta alla contrapposizione». 

Lo sguardo delle donne nel mondo del lavoro potrebbe, invece, essere molto importante per aprire nuove vie, «specialmente consentendo una gesitone del tempo diversa, non quindi necessariamente con meno ore, a meno che non ve ne sia l'esigenza o lo si desideri, ma diversamente organizzate, almeno dove possibile. Questo significa abracciare con intelligenza e previdenza quelal elasticità a cui il Covid ci ha costretto».

La giornalista, con un esperienza ventennale nei media vaticani, parte da una lettura biblica per includere persino il pensiero dei pontefici e una analisi più laica, per mettere in evidenza come il pensiero della 'madre' possa apportare un contributo decisivo per la sopravvivenza e lo sviluppo delle nostre società.

Dal tema della violenza sulle donne alla lotta alla pedofilia fino ad un'armonizzazione del ruolo della madre, troppo spesso lacerata fra famiglia e lavoro perché non sostenuta, spazia il cammino che l'autrice propone di fare insieme al lettore. 


«Quando nasce un figlio, nasce sua madre», sottolinea l'autrice che rilancia una ricerca dell'Università di Leiden e di Barcellona, del 2016, secondo la quale la gravidanza non modifica solo il corpo della donna ma anche il suo cervello, in una sorta di «processo per migliorare la capacità di cura dei propri piccoli».

 Ma questo legame peculiare e in un certo senso indissolubile sembra messo in discussione e l'autrice cita al proposito il disegno di legge sull'affido condiviso che era stato presentato nel 2018. Ma più in generale l'insidia - si legge nel libro - sta anche in tutti quegli ostacoli legati alla difficoltà odierna di conciliare famiglia e lavoro: «Non tutte le donne possono e/o desiderano fare le casalinghe. la donna va sostenuta, specialmente in una società dove la denatalità avanza senza tregua». 
    

Ultimo aggiornamento: 19:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA