DONNE

Le ragazze italiane si laureano più degli uomini ma faticano il doppio a trovare un lavoro

Mercoledì 9 Ottobre 2019 di Franca Giansoldati

Le ragazze italiane pur essendo più brillanti a scuola, meno soggette a bocciature e capaci di ottenere più spesso il diploma o la laurea rispetto ai coetanei, raggiungono posizioni inferiori sul mercato del lavoro. Il divario di genere nell’istruzione – nonostante si sia progressivamente ridotto nell’arco dei decenni – resta ancora ampio nel settore professionale. I dati relativi al 2019 forniti dalla Fondazione Openpolis sono illuminanti. A fronte del 59,8% di diplomati in Italia ci sono 63,8% diplomate. I laureati sono il 21,7% e le laureate il 34%. Persino le statistiche sugli abbandoni fanno emergere che le donne sono più attaccate agli studi e all'istruzione (16,5 % contro il 12,3%).

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Nonostante questi numeri sul mercato del lavoro le donne, pur avendo maggiori competenze acquisite a livello didattico, non riescono a tradurle in tassi di occupazione o redditi più alti. Una vera debacle. Andando più a fondo nelle statistiche di Openpolis emerge che le donne sul totale dei laureati nelle tecnologie dell'informazione e ingegneria restano molto indietro. Questo aspetto accomuna tutti i paesi dell'orea Ocse e porta alla disparità nei percorsi di carriera. L'Italia, tuttavia, ha il record negativo con un divario di genere più pronunciato. 

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Le differenze di genere nell'istruzione emergono durante l'adolescenza. E' lì che il gap tra maschi e femmine si manifesta con l'acquisizione delle competenze: le ragazze vengono orientate verso materie umanistiche, i ragazzi verso aree scientifiche e tecniche. 

Questa gabbia culturale innesca inevitabilmente non solo un divario nei percorsi di studio ma nei passaggi lavorativi post laurea. La conseguenza è che le ragazze hanno meno probabilità di un coetaneo di essere occupate in futuro.  

Tra le regioni italiane dove il divario di genere è maggiore spicca la Puglia. Le donne pugliesi che hanno laurea o diploma sono il 50,2%. La quota più bassa tra le regioni italiane. Qualche passo in avanti è stato fatto: per esempio in Calabria  dove le donne con almeno il diploma sono aumentate di 9 punti (dal 46,4 al 55,3). Naturalmente le regioni con meno diplomate sono anche quelle con la minore occupazione femminile e spesso coincidono con quelle con il maggior divario uomo-donna nel lavoro. 
 

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