Lavoro, alla Regione Lazio una legge per la parità negli stipendi tra donne e uomini

Mercoledì 29 Gennaio 2020 di Maria Lombardi
Eleonora Mattia, prima firmataria della proposta di legge contro il gender gap nei guadagni

Un'avvocatessa guadagna meno della metà di un collega uomo: quasi 26mila euro l'anno contro 64mila. Stessa storia per i commercialisti: lei ha un reddito di 34mila euro, lui di 74, un gap di 40mila euro l'anno. Va un poco meglio a ingegneri e architetti donne, 14mila contro 28. E poi i  medici: 35mila le dottoresse e 52 i dottori. I notai: 87mila da una parte e 146mila dall'altra, inutile dire chi prende di più. Ma anche psicologi, infermieri, veterinari e giornalisti. Tra uomini e donne c'è un notevole divario nei guadagni, come mostrano i dati dell'Adepp, associazione enti previdenziali privati. E la tendenza non accenna ad invertirsi.  

«Nel Lazio il 76% dei contratti part-time è donna», denuncia Eleonora Mattia, presidente della Commissione regionale Lavoro, formazione, politiche giovanili,  pari opportunità. «Le lavoratrici del privato guadagnano circa il 20% in meno dei colleghi e per le libere professioniste il dato sale al 56%». Accade ovunque, a qualsiasi livello: le donne guadagnano meno a parità di ruoli e carriera. Un'ingiustizia non più tollerabile, sostiene l'esponente Pd, prima firmataria della proposta di legge n. 182 che si propone appunto questo: contrastare il gender gap pay.
«Lavorare è bellissimo, è la realizzazione di ogni persona», dice Mattia. «La soddisfazione di esprimere la propria creatività, l’affermazione della propria vera identità. Essere pagati meno di in quanto ci spetta è una grave umiliazione perché colpisce il nostro lavoro e cioè la nostra dignità e la nostra libertà».

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La Commissione lavoro della Regione Lazio è al lavoro per esaminare la proposta di legge su “Disposizioni per la promozione della parità retributiva tra i sessi, il sostegno dell’occupazione e dell’imprenditoria femminile di qualità, nonché per la valorizzazione delle competenze delle donne”. In un mese e mezzo dovrebbe essere licenziata dalla Commissione per poi arrivare in Aula. Oltre alla presidente Mattia  e ai membri di Commissione, hanno portato il proprio contributo al testo di legge la consigliera nazionale di parità, la consigliera regionale di parità, Cecilia D’Elia (cabina di regia), rappresentanti di diverse sigle sindacali, di associazioni e di imprenditori, Camera commercio Roma, Istituto nazionale di statistica, Anci Lazio e AliLazio.

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«Il divario retributivo è un fenomeno molto diffuso – sostiene Mattia – servono interventi mirati, che ho inserito nella proposta di legge in discussione, ma per eliminare le cause profonde del gap di genere è anche necessario potenziare le politiche di conciliazione vita-lavoro e, più in generale, ripensare il welfare in senso integrato e attivo e non più solo assistenziale. Nel testo in discussione fissiamo sistemi di premialità per le aziende virtuose ed esclusione dai benefici per quelle che non rispettano la parità salariale».

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Lo stesso vale per i Comuni, sono molti quelli che non rispettano le quote di genere nella composizione delle giunte: chi lo fa avrà dei benifici, gli altri saranno esclusi. Tra le misure contenute nella legge c'è anche l’istituzione della Giornata regionale contro le discriminazioni di genere sul lavoro, i voucher per il pagamento del baby sitting, un fondo per il sostegno a donne vittime di violenza, donne con disabilità e donne sole con figli a carico. E ancora: la modifica degli statuti di enti e società regionali per garantire che nei cda sia presente almeno un terzo dei componenti per genere e nelle cariche societarie di nomina regionale la metà sia di genere femminile.

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La proposta di legge presentata stabilisce l’impegno della Regione a «favorire la parità retributiva nelle aziende del Lazio anche attraverso benefici economici (contributi fino al 100% dell’Irap relativa ai periodi di imposta e punteggi aggiuntivi nella valutazione dei progetti presentati su bandi e avvisi regionali)». Sarà inoltre istituito un registro delle aziende virtuose, in fatto di parità salariale. E verranno revocati i benifici alle aziende condannate per violazione delle norme sulla maternità.  Sgravi alle aziende che assumono donne con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato o vittime di violenza e donne disabili e corsi di formazione per le lavoratrici che hanno perso il posto.

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Uno studio sulla composizione delle Giunte comunali, effettuato dalla IX Commissione regionale sulle quote di genere nei comuni superiori ai 3000 abitanti, ha evidenziato che – nel Lazio – ben 68 Comuni, su 169 totali, hanno una presenza di genere inferiore al 40% previsto dalla legge. Tra questi 15 hanno 3 donne in Giunta su un totale di 8 membri (compreso il sindaco), mentre gli altri 53 sono ben al di sotto del 40% di genere nella Giunta. I sindaci donna nel Lazio, compresi i piccoli comuni, sono appena 46 su 380, che scendono a 6 se consideriamo i comuni sopra i 15mila abitanti.  

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