Il mondo bancario e finanziario resta un mondo sessista e machista

Domenica 14 Luglio 2019 di Franca Giansoldati

Come sarebbe il mondo finanziario e bancario governato da donne e non da uomini? La domanda non affatto scontata visti gli scandali che in questi anni, a livello globale, hanno messo in ginocchio tanti paesi, se la è posta Le Monde che ha dedicato a questo argomento una approfondita analisi, partendo dal presupposto che il settore bancario e finanziario è in mano quasi esclusivamente agli uomini. Le donne vengono tenute ai margini. Anzi. «Per farla breve la finanza resta un universo machista e sessista».

Basta vedere anche l'Italia. Solo quest'anno l'Abi ha adottato una carta che prevede facilitazioni per la presenza femminile ai livelli apicali (visto che le donne Ceo nelle banche italiane sono come i panda) ma al momento solo 12 istituti di credito hanno accolto e aderito all'iniziativa. Sicuramente aderiranno anche altre banche ma al momento il numero resta un campanello d'allarme.

Il quotidiano francese allarga lo sguardo al comparto internazionale e fa riferimento a ben 200 studi di settore portati avanti in quest'ultimo decennio per verificare l'incidenza di genere in ambito bancario, finanziario e nel governo delle imprese.

Gli stereotipi duri da buttare giù indicano che le donne non sarebbero poi così tagliate per il mondo dell'alta finanza o per quello bancario. Generalmente vengono descritte inadatte perchè più prudenti, meno audaci, meno aggressive e di conseguenza poco affini ad un settore che richiede rigore, performance e competitività. Ovviamente si tratta di un clichè ampiamente dibattuto ed esaminato ma ancora difficile da neutralizzare.

Le donne di fatto mostrano una avversione più pronunciata verso il rischio rispetto gli uomini. Ma si dimostrano decisamente più generose, ottimiste e fiduciose, rispettose delle regole, e altruiste. Cercano sempre una scelta più sicura.

Ci sono poi studi che incrociano le competenze legate alle neuroscienze e le applicano alla finanza, spiegando che  l'orientamento femminile ha cause biologiche perché ha a che fare con un basso tasso di testosterone. Tuttavia il livello di partecipazione femminile agli studi finanziari è ancora debole in tutto il mondo ed è a sfavore della donna. Le donne, inoltre, pianificano di meno la loro pensione e partecipano meno al mercato borsistico. Tuttavia la buona notizia è che in futuro il gap verrà colmato e si arriverà ad una composizione paritaria tra uomini e donne.

Al momento le donne nel settore bancario e finanziario lavorano soprattutto nel comparto delle risorse umane, nella segreteria o nel back office. Nei ruoli in contatto con la clientela sono la maggioranza ma la loro percentuale si abbassa quando la clientela aumenta di importanza. In generale la loro presenza diminuisce con il livello di qualificazione, di prestigio e di stipendio. Sono minoritarie nelle attività meglio remunerate legate ai mercati finanziari e pochissime in borsa. A Wall Street o nella City guadagnano da 25 a 60 per cento in meno, vengono meno promosse, tenute ai margini dai migliori clienti e godono di meno bonus.

Al momento per integrarsi al vertice bancario le donne devono adottare i codici maschili. Facendosi anche più conservatrici e portatrici di uno stile di gestione che non differisce di molto da quello degli uomini. Un giorno però il settore finanziario, la direzione delle imprese e la ricerca finanziaria diventeranno inevitabilmente paritarie. Le donne saranno sicuramente meno condizionate di conformarsi ai codici maschili e potranno esprimersi meglio, valorizzare le loro differenze. Ne guadagneranno tutti. Compreso i mercati.

 

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