La scrittrice Manuela Maddamma: «Esistono ancora donne come Adèle Hugo, assorbite da amori accecanti e distruttivi»

Mercoledì 18 Novembre 2020 di Valentina Venturi
Manuela Maddamma

Una donna ribelle, anticonformista e di una sensibilità esasperata. In estrema sintesi è stata considerata questa la vita di Adèle Hugo, la seconda figlia di Victor Hugo. Grazie alla cura e all’empatia di Manuela Maddamma oggi viene raccontata in “Pazza d’amore” (Fandango libri), volume che riporta alla luce alcuni passaggi intimi e rivelatori della sua pazzia d'amore, dandole un nuovo significato.  

Come nasce l’idea di un libro su Adèle H?

«È un libro che covo da tempo. Anni fa ho vissuto a Parigi e passeggiando lungo la Senna trovai in vendita in un bouquinistes (rivenditori di libri antichi d'occasione, ndr.) uno strano volume verde, parte di un’opera più grande. Sopra c’era scritto “Adele H, journal”. Mi incuriosì perché non sapevo che la figlia di Hugo avesse scritto un diario. Di recente ho iniziato a raccogliere altro materiale, stimolata anche dalla casa editrice, con l'intento di bilanciare un po’ la realtà storica rispetto al film di François Truffaut che un po’ invece la altera».

Ha trovato degli inediti?

«Esatto, del diario di Hugo e dei diari di Adèle. Ho cucito questo materiale cercando di raccontarlo nella maniera più veritiera possibile. Una storia sconvolgente per l’epoca: parliamo della metà dell’Ottocento e di una donna che prende parte e va oltreoceano senza dire nulla alla famiglia, per seguire questo fantomatico amore, chiaramente molto nella sua testa più che nella realtà. Adèle si imbarca furtivamente per Halifax, in Canada, dove presta servizio il tenente Albert Pinson per sposarlo nonostante lui le abbia dato segni eloquenti del suo rifiuto».

È un delirio d’amore?

«Un delirio d’amore generato da diverse ragioni: dalla natura particolare e sensibile che Adèle aveva fin da ragazza, ancor prima di incontrare Pinson; dal rapporto con la sorella maggiore Léopoldine: molto più bella di Adèle, che si sposa molto presto e muore annegata per un incidente con il neo sposo. Adèle per qualche tempo è stata persino fidanzata con il fratello del marito di Léopoldine».

Un’emulazione?

«C’era una specie di osmosi, quasi di condizionamento verso la figura di questa sorella, che ha avuto un amore così giovane, che l’aveva portata nella tomba. E poi ovviamente l’attrazione per Pinson, questo tenente così sfuggente, con il quale Adèle realmente ha avuto una relazione per un certo periodo; una relazione vissuta un po’ tra Londra, Bruxelles e in giro per l’Europa… Perché questi personaggi all’epoca viaggiano tantissimo. Erano vicini nello scriversi lettere, però poi alla fine ognuno di loro viveva nella propria sfera».

Chi era Pinson?

«Un farabutto, mirava alla dote di Adèle e al nome della famiglia Hugo. Poi resosi conto della personalità e della sensibilità di lei scappa, la scarica. Adèle a un certo punto finge addirittura di essere incinta pur di richiamarlo a sé. E come estremo tentativo per riconquistarlo lo insegue oltreoceano. E lì si accontenta di poco, di spiarlo, hanno incontri rarissimi eppure Adèle non si arrende».

È l’eroina romantica…

«Esatto, un po’ come Madame Bovary. La cosa curiosa di Adèle H che nei suoi diari si mostra forte e consapevole, volitiva, autonoma, auto sufficiente. Nell’epigrafe riporto un frammento del diario in cui lei afferma di essere d’accordo con le donne che vivono nei bordelli. Quindi da un lato è emancipata, dall’altro è l’esempio di eroina romantica che vive nella devozione e nel totale annullamento del delirio amoroso. E se Emma Bovary arriva al suicidio, in qualche modo anche Adèle, più lentamente ci arriva: starà nove anni lontano da casa, perdendo progressivamente la ragione e il senso della realtà».

Esistono oggi donne pazze d’amore?

«Penso di sì. Ho conosciuto donne incapaci di rinunciare all’idea di un amore nonostante e al di là del comportamento dell’amato, della realtà, delle azioni e del rapporto. Donne assorbite da un’idea e da un desiderio, da questa energia amorosa accecante e distruttiva. Come diceva Schopenhauer “ci riproduciamo perché siamo vittime dell’inganno dell’amore”».

La copertina cosa ritrae?

«L’abito da sposa di Léopoldine, conservato al museo Victor Hugo di Parigi».

Cosa è “Le Livre des Tables”?

«È un libro di Victor Hugo inedito in Italia che contiene la trascrizione delle sedute spiritiche fatte dalla famiglia Hugo. Adèle praticava lo spiritismo con il padre e con i pochi amici ammessi e comunicava con la sorella attraverso la tavoletta ouija».

Progetti futuri?

«Sto lavorando su “Poetry”, dei cortometraggi di poesia, realizzati in location scelte in tutta Italia».

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