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La scrittrice Eleonora Marangoni: «Monica Vitti è la donna con la D maiuscola»

Eleonora Marangoni (©Piotr Niepsuj)
di Valentina Venturi
3 Minuti di Lettura
Sabato 7 Novembre 2020, 15:00

Immaginare il prima e il dopo dei personaggi interpretati da Monica Vitti non deve essere cosa facile, se non persino inammissibile. Eppure con l’aiuto di una fervida immaginazione e un amore sconfinato per la potenzialità della scrittura, l’idea si può trasformare in un libro. Un volume tutto al femminile. Lo ha scritto Eleonora Marangoni: con “E siccome lei” edizioni Feltrinelli, ritrae le donne interpretate da Vitti in oltre trentacinque anni di carriera, dagli esordi nella commedia anni Cinquanta al cinema di Antonioni fino agli anni Ottanta con Roberto Russo, passando per Risi, Monicelli, Sordi, Brass, Scola e Buñuel. 

È possibile definire Monica Vitti?

«È la donna con la D maiuscola: è inarrivabile. Era tutto e il contrario di tutto, l’imprevedibilità irraggiungibile e inarrivabile».

Ne ha compreso la qualità?

«Forse è mutare, sempre. Non adagiarsi mai raccontandosi “ora ce l’ho fatta” oppure “sono in vetta ed è finita qua”. Monica è sperimentare, mutare, ricominciare e provare tutti i ruoli; ha fatto ogni tipo di donna, dalla super fredda, celebrale e aristocratica alla prostituta, dalla delinquente alla casalinga che sia annoia. In fondo chi sia realmente io non lo so. E francamente non mi interessa. È una ricerca che resta insoddisfatta, però è come se avessi attraversato le sue incarnazioni».

Ha avuto modo di incontrarla?

«Non ho volontariamente cercato di vederla o sentirla. La sua ultima apparizione pubblica risale agli anni 90. Certe volte per raccontare un mito è meglio che rimanga tale, invece di forzare un incontro».

Nel suo libro racconta la vita dell’una nessuna e centomila Vitti?

«Monica è i suoi ruoli. Il mio è un escamotage per raccontarla non in maniera biografica, ma professionalmente».

Ha rivisto tutti i suoi film?

«Esatto. Mi sono vista Monica film per film ossessivamente per sei mesi; ho iniziato con “Deserto rosso”. E mi sono detta: “Raccontiamoci il personaggio reinventandolo, un raccontino supplementare sul suo ruolo". In gergo cinematografico si chiamano spin-off».

Ad esempio?

«Ho fatto un misto tra prima e dopo di alcune protagoniste. Eleonora Falsen, il ruolo nel film francese “Il castello in Svezia ”di Roger Vadim nel libro diventa un flashback, mentre Dea Dani di “Polvere di stelle”, la immagino quasi da vecchietta».

Ha 37 anni ed ha esordito nel 2011 in Francia con il saggio "Proust et la peinture italienne". Nel 2017 per Neri-Pozza pubblica “Lux”, che è entrato nella dozzina del Premio Strega. Quest’anno oltre a “E siccome lei”, ha pubblicato anche il saggio "Viceversa. Il mondo visto di spalle" (Johan & Levi). Donne e uomini scrittori: un percorso accidentato?

«Finora mi sono trovata bene in questo mondo di uomini. Ho fatto quello che volevo fare e odierei ritrovarmi nel recinto ingrato della letteratura femminile o al femminile. Credo che il miglior modo per ritagliarsi il giusto ruolo sia lavorare, insistere. Fare tanto. Perché protestare sì, funziona, però relativamente. E poi ci affermeremo pure noi e in parte sta già succedendo. È indubbio comunque che c’è ancora una lunga strada da fare, però è fondamentale rimboccarsi le maniche. Come si dice a Roma serve un po’ di 'tigna' e non guardarsi troppo in giro. Prima o poi ce la faremo ad essere alla pari. È una lunga strada, non dico che abbiamo risolto, però ce la faremo».

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