Mirka Andolfo, fumettista star negli Usa: «Disegno personaggi femminili con un pizzico di erotismo»

Venerdì 7 Agosto 2020 di Valentina Venturi
Mirka Andolfo e il fumetto Sweet Paprika

Da cinque anni disegna “Harley Quinn” fumetto che è diventato anche un film con Margot Robbie. Collabora con la DC Comics, la casa editrice di fumetti statunitense tra le più importanti nel mondo. Le sue opere sono tradotte in oltre 15 lingue. In un articolo, uscito sulla testata statunitense “Bleeding Cool” è stata descritta come “il nuovo Todd McFarlane”, padre del personaggio di Spawn e tra gli autori più influenti e di successo della storia del fumetto mondiale. E da pochi giorni è stato annunciato “Sweet Paprika”, il suo primo progetto di animazione per "Arancia Studio" e "Grey Ladder Productions". Tutto questo racconta Mirka Andolfo, napoletana classe 1989, che in tutti i suoi lavori mette sempre un pizzico di erotismo. Insieme a Mirka lavorano a “Sweet Paprika” Gabriele Pennacchioli vincitore di un Primetime Emmy Award 2019 per “Love, Death & Robots” e Tommaso Triolo, autore per i The Jackal. 
 
Cosa significa per un’italiana collaborare con la "DC Comics"? 
«È stato un grande onore. "Harley Quinn" è il primo personaggio DC che ho disegnato quando ho iniziato a collaborare con la casa editrice, cinque anni fa (anniversario che cade proprio in questi giorni), e poterlo ritrovare anche come sceneggiatrice, oltre che disegnatrice, è stato bellissimo».
 
Il personaggio pazzoide ma divertente di Harley le piace? 
«Tra i molti iconici personaggi DC, Harley è senza dubbio tra i miei preferiti, proprio perché ha quella vena un po’ “folle” e “leggera”: mi ha fatta impazzire dalla prima volta che l’ho vista comparire nella serie animata di "Batman" (prima ancora di scoprirla sui fumetti), quand’ero ragazzina. È un personaggio con un passato forte, e una personalità strabordante. La adoro».
 
Chi è invece “Sweet Paprika”? 
«Il personaggio è nato quasi per caso: stavo disegnando per divertimento e mi sono ritrovata ad abbozzare una diavoletta con un angioletto (in realtà, nella mia prima serie a fumetti, c’erano già angeli e diavoli, ma i protagonisti erano invertiti: angelo lei, diavolo lui): era rossa e “peperina”, ma anche dolce, quindi ho pensato a Paprika, come nome. E, quando ho iniziato a lavorare alla serie, ho pensato che fosse interessante dare il nome di una spezia a ciascun protagonista (il suo ragazzo infatti si chiama “Dill” (che significa aneto)».
 
È una storia autobiografica?
«Mi capita spesso che mi chiedano se le mie storie sono autobiografiche, è la risposta è sempre “no”, anche se sicuramente metto un pezzettino di me stessa in ognuno dei miei personaggi. Così valeva per le serie precedenti, e vale senza dubbio anche per Paprika. Alcuni aspetti caratteriali, qualche piccolissima parte di esperienza di vita vissuta: c’è un po’ di me in lei, ma non racconto mai tutta me stessa (o le mie esperienze) in una storia».
 
Com'è diviso il lavoro con Pennacchioli e Triolo?
«Siamo in una fase ancora preliminare, il cosiddetto sviluppo: io sto lavorando alla storia e Tommaso si occupa della sceneggiatura vera e propria del progetto animato. Gabriele è il supervisore artistico di tutta l’operazione e ci ha messo a disposizione la sua vastissima esperienza in termini di animazione».
 
Perché l’erotismo è la sua cifra stilistica?
«Ammetto che la risposta è più banale di quanto si potrebbe sperare: perché mi diverte molto disegnare personaggi (e soprattutto femminili) con una forte componente erotica. È da sempre un “marchio di fabbrica” dei miei disegni. Anche se nel tempo ho lavorato, e a volte ancora mi capita, per fumetti per lettori più giovani… In quel caso, ovviamente, metto da parte questo aspetto. Mi piace rappresentare personaggi davvero “tridimensionali” e l’erotismo è una parte importante. Penso che l’erotismo sia una parte di noi tutti, ognuno la vive in maniera diversa, e per me inserirlo nelle opere rende tutto più “reale”. Ma si tratta di una scelta puramente personale. L’importante è non scadere mai nel volgare o nel pesante, dipende molto dalla storia. Per esempio, in “Mercy”, la mia più recente serie a fumetti, la componente erotica è molto più “elegante” e meno presente, rispetto ad altre mie opere. Mentre in “Sweet Paprika” sarà più presente e affrontato in maniera scanzonata e - anche - divertente».
 
Il fumetto può aiutare l’emancipazione femminile?
«Il fumetto, così come tutto ciò che può arrivare a un pubblico più o meno vasto può aiutare l’emancipazione femminile, così come anche altre giuste cause. In particolare, oggi, c’è una sensibilità maggiore rispetto al ruolo dei personaggi femminili nei fumetti, quindi sempre più spesso le donne sono vere e proprie protagoniste e non semplici “comparse” o “donzelle da salvare”. E sicuramente questo aspetto aiuta a veicolare il messaggio. D’altra parte, è una delle regole della narrazione: show, don’t tell».
 
C’è differenza tra un fumetto creato da una donna o da un uomo?
«Ciascun individuo, uomo o donna, ha un vissuto, una sensibilità e una cifra stilistica differente. Personalmente, e so di essere in controtendenza, faccio un po’ fatica a fare una divisione “maschi” e “femmine”, perché ci sono uomini che scrivono personaggi femminili in maniera impeccabile, profondi e verosimili e altri che non riescono ad andare al di là del personaggio femminile visto come “comprimario”, “donzella da salvare” o, peggio, “essere immacolato e perfetto”, che non aiuta minimamente l’immedesimazione. E lo stesso vale, a parti invertite, per le donne. In generale, quando leggo una storia o vedo un film, o una serie, non penso mai a chi l’ha scritta».
 
Ha mai avuto difficoltà sul lavoro? 
«Sarò sincera: mai, nemmeno una. So che sono stata fortunata, perché molte colleghe hanno avuto difficoltà di vario tipo, ma in quasi dieci anni di carriera nel mondo editoriale non ho mai avuto la benché minima difficoltà. E, anzi, ho avuto a che fare con editor uomini straordinari, e con editor donne eccezionali. Molte persone con cui lavoravo - agli inizi, con gli Stati Uniti, avevo solo contatti via e-mail - , quando interagivano con me nemmeno sapevano se fossi una donna o un uomo complice il mio nome “bizzarro”! E direi che è l’approccio giusto che si dovrebbe avere sempre: in un lavoro creativo deve contare il risultato, non il genere o il sesso di chi lo raggiunge. Purtroppo, mi rendo conto di essere stata fortunata, ed è anche per questo che sostengo fortemente tutte le donne vittime di persone che si comportano in maniera indegna».
 
Cosa ha in sé il fumetto che la scrittura non ha?
«Il fumetto è una passione che ho fin da quando ero piccola, un po’ come il disegno. A mio avviso è un mezzo di comunicazione potentissimo, troppo spesso “poco calcolato” in Italia (soprattutto rispetto ad altri Paesi, come Francia e Stati Uniti). Per me, a livello personale, è sicuramente un mezzo che mi permette di raccontare delle storie che hanno come obiettivo primario quello di intrattenere (e poi, alle volte, fanno anche riflettere… ma quello non lo pianifico mai!)».

Il mondo del fumetto ha problemi di genere?
«Devo dire che il mondo del fumetto è stato molto “maschile”, ma negli ultimi anni c’è stata attenzione a questo aspetto. E, parlando di me, davvero ho avuto a che fare con tantissime professioniste, anche in ruoli dirigenziali molto alti, e con team che erano estremamente equilibrati (talvolta anche a maggioranza femminile)».
 
Cosa vuol dire essere una “colorista”? 
«Il colorista è quella figura che subentra quando i disegni di un fumetto sono terminati “in bianco e nero”, e si deve occupare di colorare tutto. E non è una semplice operazione “meccanica”, ma il colore è una parte integrante del fumetto, anche a livello narrativo: dico spesso che il colorista nei fumetti è un po’ come il direttore della fotografia nel cinema, le sue scelte influenzano il prodotto finale che arriverà in mano al lettore».
 
Quando ha iniziato?
«Ho avuto la fortuna e l’onore di “farmi le ossa” su grandi franchise come "Topolino" e "Geronimo Stilton" e ancora oggi, sulle mie opere personali, quelle che scrivo e disegno, ci tengo ancora a occuparmi personalmente della colorazione (con l’aiuto di validissimi assistenti, sennò non ce la farei mai, per i tempi»·

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 18:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA