Inès de la Fressange, musa della moda a 61 anni: «Le donne non sono bambole»

Mercoledì 19 Giugno 2019 di Anna Franco
 Inès de la Fressange
«Eravamo certe che l’emancipazione femminile fosse un dato di fatto. Nessuno avrebbe immaginato che ci dovessimo trovare qui a parlare ancora di parità o di rispetto della donna». Flessuosa, sorridente, con lo sguardo sornione e allo stesso tempo stupito, Inès de la Fressange è una che è riuscita a vincere uno degli stereotipi più duri a morire nella moda: quello dell'età. Almeno anagraficamente ha 61 anni, anche se non li dimostra proprio, ma continua a essere musa di stilisti, testimonial, bellezza aspirazionale che va oltre le mode del momento. E lo fa con passo leggero, con ironia e con quella cortesia che ti accoglie come se fossi nel salotto di casa sua, anche se si è seduti in un ristorante milanese.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Let’s change again ! 😂 not @rogervivier #madrid #today #rogerviviertrip

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Com'è essere una modella nella vita reale?
«Le riviste mi definiscono musa, icona, ma grazie a Dio non mi vedo così. Mi vedo come una donna di 61 anni, che, nonostante tutto, soprattutto nonostante la sua età, lavora nella moda e ama farlo. Poi, certo, sulle passerelle o nei servizi fotografici puoi apparire esagerata, ma quella, appunto, è solo apparenza».

A volte non si riconosce?
«Mi sono accorta che tutto gira intorno a come vuoi essere riconosciuta esternamente. Il rischio è che la moda perda il suo lato divertente e diventi solo superficialità da fashion victim. Ciò che è importante è lo stile. E non è fatto solo dall'abito».

Com'è l'immagine della donna?
«La parola femminilità, così come virilità, non le capisco molto. Credo nello stile e nell'eleganza. Spesso la femminilità viene associata all'indossare tacchi alti e rossetto. Per me non è questo».

E come è essere donna nella moda?
«Grandi nomi femminili hanno fatto la storia di questo mondo. Penso a Gabrielle Chanel, madame Lanvin, Elsa Schiaparelli, ma anche a Miuccia Prada o a Sonia Rikyel o, recentemente, a Maria Grazia Chiuri da Dior. È come un libro: una volta che lo hai letto e chiuso non ti chiedi se lo ha scritto un uomo o una donna, ma solo se ti è piaciuto. Sicuramente una donna può avere più sensibilità sul capire cosa può piacere indossare a un'altra donna».

Come vede il nuovo mondo "patinato" dei social?
«Bisognerebbe essere più spontanei. Spesso trattiamo Instagram come  fosse una rivista con soltanto belle foto e bei momenti».

La moda l'ha portata e la porta spesso lontano da casa, tra viaggi frequenti e vita frenetica. Si è mai sentita in colpa con le sue due figlie?
«È difficile per ogni donna che lavora coniugare gli impegni professionali e la famiglia. Io sono stata anche fortunata, perché ho avuto persone che mi hanno aiutato, ma non per tutte è così. Si ha questa idea di essere perfette sempre, a casa e in ufficio. Lo pensavo anche io, ma non è così, è impossibile. Dimenticatevelo! Credo comunque che una mamma in carriera e felice e soddisfatta di quello che fa sia un buon esempio per i suoi bambini e poi bisognerebbe cercare di non portare i problemi di lavoro in casa. Essere angosciate, esauste, nervose per qualcosa che è successo fuori arriva ai figli e non va bene».

La donna com'è vista nella moda?
«Abiti o accessori dovrebbero farti sentire a proprio agio. Perché è inutile indossare tacchi: non è quello a renderti donna, se poi, soprattutto, non sai camminarci. Alcune volte l'immagine che la moda propone della donna è un po' dannosa: è vista come una bambola, con lunghi capelli e rossetto rosso, un'esagerazione di stereotipi. Ma questo avviene anche in tanti altri ambiti». Ultimo aggiornamento: 14:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA