GOVERNO

La delusione delle donne per le nomine nelle Authority, pari opportunità carta straccia e così parte la protesta

Mercoledì 15 Luglio 2020 di Franca Giansoldati

La montagna (ancora una volta) ha partorito il topolino e sta suscitando una diffusa reazione a catena nel mondo femminile. Perché quando si tratta di nomine il governo, il Parlamento e in generale il mondo della politica, non esitano a ridimensionare il tema delle pari opportunità. Il quadro di riferimento finisce così per sfociare in un contentino per le donne, una specie di riserva dei panda, e non un doveroso riconoscimento a persone altamente qualificate per sedere nelle Authority.

«Stavolta siamo pronte a scendere in piazza e a protestare come abbiamo gia' fatto per i componenti delle task force se oggi non vedremo 14 donne alla presidenza delle 28 Commissioni permanenti di Camera e Senato». Lella Golfo, Presidente della Fondazione Marisa Bellisario è furiosa. «Ieri abbiamo assistito alla nomina di 3 donne su 8 componenti delle Authority e ci auguriamo che almeno una presidenza sia femminile. Oggi- continua Golfo- e' la volta delle Commissioni permanenti e a leggere le candidature dei partiti di maggioranza, si rischia di tornare indietro rispetto alle ridicole 7 presidenze su 28 attuali. E spiace che la medaglia di maschilismo tocchi proprio al Pd che candida solo 5 donne contro 20 uomini, seguito dal M5S a quota 4 donne e 15 uomini». 

Solo Italia Viva e Leu escono fuori dai proclami e puntano davvero sulle donne: 6 candidate contro 4 uomini per il movimento guidato da Renzi, 1 donna e 1 uomo per Leu.

Lella Golfo, firmataria dela legge Golfo Mosca, chiede «ai partiti di maggioranza e anche a quelli di opposizione di fare una seria riflessione: non accetteremo un'ennesima negazione dei principi di parità sanciti dalla Costituzione. Chiediamo che la meta' dei Presidenti di Commissione, e anche di Commissioni economiche, siano donne. Assicurare una giusta presenza femminile ai vertici non e' una gentile concessione dei partiti ma un dovere di rappresentanti eletti dal popolo».

Nei giorni scorsi era stato totalmente inascoltato l'appello di Noi Rete Donne, ramificato network fra numerose competenze femminili in posizioni autorevoli nelle Istituzioni e nell’informazione. La rete animata da Daniela Carlà aveva fatto pervenire ai Presidenti di Camera e Senato, delle Commissioni Parlamentari e ai Capigruppo dei Partiti presenti in Parlamento, nonché ai Ministri dell’Economia e delle Pari Opportunità una decisa presa di posizione contro un rinnovo dei componenti di due Authority essenziali per la vita democratica del Paese in un’ottica completamente al maschile. 

Scriveva il network: «Il 14 luglio, data fatidica nella storia, si constaterà se davvero il cammino delle donne italiane verso un’effettiva parità segnerà una nuova tappa. Nei calendari parlamentari, infatti, sono previste le votazioni per il rinnovo di due Authority.  Nell’esercizio del Vostro ruolo istituzionale comprenderete quale funzione cruciale esse ricoprano: AGCOM, in particolare, vigila sui fattori che influenzano la formazione dell’opinione pubblica: il pluralismo, i valori, i diritti politici, la tutela dei consumatori, la parità e l’identità di genere, la corretta rappresentazione dell’immagine della donna nell’informazione e nell’ intrattenimento oltre che nelle comunicazioni sulla rete. Nelle sue sfere d’intervento vigila anche sul superamento degli stereotipi di genere, promuovendo la parità, il rispetto dell’immagine e la dignità della donna secondo i principi di non discriminazione per assicurare la più completa e plurale rappresentazione dei ruoli che le donne svolgono nella società.»

Ma ancora una volta gli appelli sono restati inascoltati e adesso non resta che la protesta per abbattere stereotipi, ostacoli, pregiudizi.

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