“Squillo”, il gioco per gestire le prostitute: interrogazione parlamentare M5S per chiedere il ritiro

Mercoledì 13 Novembre 2019
“Squillo”, il gioco per gestire le prostitute: interrogazione parlamentare M5S per chiedere il ritiro
ll gioco da tavola «Squillo» arriva in Parlamento. Aveva scatenato una valanga di polemiche il gioco sulla prostituzione con carte illustrate prodotto da Freak & Chic: ogni giocatore ricopre il ruolo di sfruttatore di prostitute e gestisce diverse ragazze, divise tra escort e prostitute di strada, ognuna con una propria particolarità, parcella, ricavato finale. Lo scopo è quello di sconfiggere il protettore avversario, manovrando le proprie squillo, che poi possono essere uccise e i loro organi venduti per far guadagnare punti ai concorrenti. «Cela un'inaudita violenza contro le donne», sostiene la senatrice del Movimento 5 Stelle Emma Pavanelli che ha presentato sul tema una interrogazione parlamentare sottoscritta dal gruppo M5S Senato. Nell'interrogazione ai ministri dello Sviluppo economico, dell'Interno e delle Pari opportunità si chiede quali iniziative intendano assumere per contrastare la diffusione e la vendita di giochi come Squillo «che sviliscono la donna nella sua dignità, alimentando una spirale di disprezzo che non può certo ritenersi estranea al dilagare dei fenomeni di sopraffazione e odio».

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«La violenza sulle donne non è un gioco. Ricordiamocelo sempre», scrivono i senatori M5S. «Quello che dal 2012 è stato da più parti denunciato è che Squillo evoca la fattispecie di istigazione a delinquere e di apologia del reato, in quanto esalta la commissione di gravi reati, come lo sfruttamento e l'induzione alla prostituzione, l'omicidio, la vendita di organi e lo spaccio di stupefacenti. Eppure il gioco continua a essere venduto e nel corso degli anni la gamma di offerta è stata ampliata con Squillo pappa (prima edizione, esaurita), Squillo deluxe e Squillo bordello d'oriente, dove le squillo sono di nazionalità cinese, indiana, vietnamita, mongola, giapponese e thailandese. Tutto ciò non è più tollerabile» © RIPRODUZIONE RISERVATA