Funzionario del governo francese vuole bloccare libro di una femminista, incita all'odio verso gli uomini

Giovedì 10 Settembre 2020 di Franca Giansoldati

E se le donne avessero buone ragioni per detestare gli uomini? E se esplicitare la rabbia nei loro confronti fosse in realtà un cammino tutto sommato positivo quando è permesso di manifestarsi? Una sociologa francese, femminista storica Pauline Harmange difende la misandria come un modo per fare spazio alla sorellanza e alle relazioni premurose ed esigenti. Un libro decisamente iconoclasta che è appena uscito in Francia si è trasformato in un battibaleno in un caso letterario in tutta Europa nel momento in cui è finito nel mirino del governo francese. Un alto funzionario del governo di Parigi ha cercato di vietare la distribuzione di questo saggio intitolato Moi les Hommes je le deteste per il suo «incitamento all'odio per motivi di genere». Indubbiamente un intervento a gamba tesa che ha fatto discutere ed ha avuto l'effetto contrario, facendo salire alle stelle le vendite dell'opuscolo femminista le cui tesi sono subito rimbalzate in Gran Bretagna e in Germania. 

Moi les hommes, je les déteste di Pauline Harmange esplora se le donne «hanno buoni motivi per odiare gli uomini», e se »la rabbia verso gli uomini è in realtà un percorso gioioso ed emancipatorio, se è permesso esprimerla». Il suo piccolo editore francese, Monstrograph, lo ha definito un «libro femminista difende la misandria come un modo per fare spazio alla sorellanza».

Ralph Zurmély, consigliere speciale del ministero francese per l'uguaglianza di genere, l'ha definito un inno all'odio. Donne che odiano gli uomini. Zurmély, in una e-mail ha scritto alla casa editrice Monstrograph condannando il tentativo di incitamento all'odio per motivi di genere» e ricordando che «è un reato penale». La richiesta è diritirare il libro dalla pubblicazione «pena l'azione penale».

Il polverone non si è fatto attendere e sul caso letterario è dovuto intervenire il ministero che ha successivamente affermato che la minaccia di un'azione penale era «un'iniziativa personale e completamente indipendente dal ministero». Il funzionario Zurmély ha però insistito con Monstrograph che avesse continuato a distribuire il libro l'editore sarebbe stato «direttamente complice del reato e io sarei stato obbligato ad inviarlo all'accusa per un procedimento legale».

L'autrice si difende e spiega che il titolo è provocatorio ma lo scopo è proprio il contrario. E' un invito alle donne a non associarsi o scendere a patti con gli uomini se sono portatori di una cultura patriarcale e maschilista. 

Monstrograph aveva inizialmente previsto di stampare solo 400 copie quando il saggio è stato pubblicato in agosto, ma dopo gli attacchi di Zurmély, le prime tre edizioni del libro hanno registrato il tutto esaurito, con quasi 2.500 copie vendute appena due settimane dopo la sua uscita. Un editore più grande, che deve ancora essere nominato, è ora pronto ad assumere il titolo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA