La potenza femminile sprigionata in uno scatto fotografico è capace di sbriciolare i muri della forza maschile

Martedì 18 Febbraio 2020 di Franca Giansoldati
foto di Ognen Teofilovski (Twitter)

Quando la potenza delle immagini riesce a sbriciolare qualsiasi barriera e arrivare dritta al cuore. In questo caso a catturare il momento in cui durante  una protesta contro la polizia, probabilmente in Catalogna, una ragazza approfitta di un momento di improvvisa calma nel confronto con i poliziotti in tenuta antisommossa per ritoccarsi il rossetto utilizzando l'immagine riflessa sugli scudi, come se fosse uno specchio, resta un momento di quasi normalità in una cornice di forza. La sproporzione è evidente. Il fotografo della Reuters, Ognen Teofilovski, è riuscito a rapire quel frammento di vitalità femminile rendendolo talmente eccezionale e controcorrente da riuscire a denudare il potere della forza maschile. Naturalmente lo scatto è subito diventato virale e sta viaggiando sul web, ribalzando da un account a un altro, poiché la capacità di attrazione intrinseca del messaggio che veicola è più efficace di qualsiasi slogan urlato con il megafono. Un po' come la frase cult degli anni Settanta, che predicava make love not war e che fu all'origine, da allora in poi, all'ispirazione di  scatti fotografici entrati nell'immaginario collettivo e nel mito della fotografia.

Per esempio la bimba nuda terrorizzata che con il suo urlo cristallizza la brutalità degli attacchi americani con il Napalm nella guerra in Vietnam; più potente d’ogni manifestazione pacifista, più d’ogni gesto clamoroso, quella foto ha svegliato la coscienza degli americani nei confronti della guerra del Vietnam. La foto fu scattata l’8 giugno 1972 a Trang Bang, a pochi chilometri da Saigon, dopo un bombardamento aereo con bombe al napalm. La bimba che fugge terrorizzata è Kim Phuc, allora aveva nove anni. Oggi Kim vive in Canada, è ambasciatrice della pace per l’Unesco e dirige una fondazione per aiutare i bambini vittime di guerra.

Oppure la foto di Steve McCurry sulla ragazza afghana ripresa in un campo profughi durante la guerra negli anni Ottanta. La foto apparve sul National Geographic e divenne il simbolo della condizione femminile delle donne afghane. McCurry riuscì a rintracciarla vent'anni dopo e la donna, che nel frattempo si è sposata con un fornaio e vive in un remoto villaggio sulle montagne, non aveva la più pallida idea che il suo volto fosse diventato tanto famoso.


Recentemente l'immagine della ragazza nera ,vestita con un abito lungo, che ferma la protesta razziale negli Stati Uniti ha sconvolto l'opinione pubblica. La potenza delle immagini ancora una volta ha fatto breccia. Esattamente come il pianto della bambina vestita di rosso, attaccata ai pantaloni della mamma durante una perquisizione ai confini tra il Messico e gli Usa dopo il bando di Trump e la chiusura delle frontiere. E come dimenticare anche lo sguardo perso nella disperazione di una migrante Florence Owens Thompson, 32 anni, madre di sette figli, che nel 1936 era alle prese con la grande crisi conseguente al crollo della borsa nel 29. 

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