Forbes, l'intuizione e l'empatia delle nuove leader politiche, carte vincenti nell'affrontare la pandemia

Martedì 9 Giugno 2020 di Maria Serena Patriarca
il sindaco di San Francisco London Breed

L’emergenza Covid ha portato alla ribalta nuove protagoniste della storia contemporanea al femminile. E uno studio di Forbes lo conferma. Leaders della trasformazione, grazie alle loro doti di ampia visione, ispirazione, determinatezza negli obiettivi e capacità di pensare in maniera non convenzionale: ecco perché le donne, secondo Forbes, hanno le carte giuste da giocare nel futuro della politica mondiale. La leadership al femminile, di fronte alla pandemia di Covid19, ha saputo gestire meglio l’emergenza rispetto ai colleghi uomini, che comunque detengono tuttora il 93% delle posizioni di potere nel mondo. I punti di forza delle donne? L’empatia, l’intuito, la capacità di comunicare anche al cuore oltre che alla mente, la ferma consapevolezza nell'agire in situazioni di rischio con lucidità.
 

 

A fare focus su questi plus è la ricerca di Forbes intitolata “Why Do Women Make Such Good Leaders During COVID-19?”, che in Europa ha avuto particolare eco specialmente in Islanda. Verità, potere decisionale, tecnologia, amore per la mission politica e il proprio popolo unite al self control e alla capacità di mettersi in discussione anche attraverso il feedback interpersonale. Queste le qualità emerse nello Studio, che fa eco a quanto pubblicato di recente nell’Harvard Business Review nell’articolo intitolato “7 Leadership Lessons Men Can Learn from Women” (7 lezioni di leadership che gli uomini possono imparare dalle donne), a cura della top manager di origini britanniche Cindy Gallop.

In contrasto con le prese di posizione categoriche e spesso invise all’opinione pubblica di leader mondiali uomini come Donald Trump, Boris Johnson, Rodrigo Duterte o Jair Bolsonaro, le donne al potere nel mondo, seppure solo nella percentuale esigua del 7%, si sono distinte nel gestire la pandemia con “umanità” e capacità di generare consenso nella popolazione. Se Angela Merkel è stata abilissima nell’affrontare con consapevolezza la pandemia fin dai suoi albori, tanto da scongiurare gli effetti devastanti di altri paesi europei, proprio stati di dimensioni più contenute, come la Finlandia, l’Islanda, la Danimarca, sono ideali per proporre per il futuro forme alternative di guida della politica al femminile. Come sostiene Therese Houston, autrice del volume “How Women Decide”, il potere decisionale affidato alle donne sarà la grande sfida del futuro planetario.
Pensiamo, per esempio, alla presidente di Taiwan Tsai Ing-wen: già dai primi segnali di diffusione del Covid, quando ancora il lockdown non era stato messo in atto worldwide, aveva adottato 124 misure contenitive per bloccare e controllare l’epidemia. Misure così ben congegnate che Taiwan ha riportato solo 7 decessi per Covid 19. Jacinta Ardern, primo ministro della Nuova Zelanda, è stata un’altra “paladina” nel comprendere e prevenire la gravità della pandemia in tempi non sospetti ai più. É stata lei a mettere in atto il primo lockdown e a chiudere immediatamente le frontiere agli stranieri, con misure di allerta così oculate da portare la Nuova Zelanda, in tempi brevissimi, allo stato Covid-free. Un esempio da seguire sarebbe anche quello del primo ministro islandese Katrin Jakobsdottir, che ha offerto tamponi gratuiti a tutta la popolazione, senza limitare i test solo ai sintomatici o ai target considerati più a rischio. 

La ricerca di Forbes riprende inoltre le affermazioni di Sara Laschever, executive coach e coautrice di “Ask For It: How Women Can Use the Power of Negotiation to Get What They Really Want” (chiedilo: come le donne possono usare il potere della negoziazione per ottenere ciò che realmente vogliono). L'autrice mette in evidenza che, se la negoziazione femminile è ancora una lotta ardua per le donne quando queste vogliono fare rivendicazioni sulla vita lavorativa personale (per esempio, per quanto riguarda il salario o gli avanzamenti di carriera), in realtà diventa una dote vincente sul fronte del “welfare” sociale o del benessere collettivo. Ma continuiamo sulla scia dei fatti concreti: la finlandese Sanna Marin, la più giovane premier al mondo, ha reclutato di fronte all’emergenza Covid uno staff di social media influencers proprio per gestire al meglio e in maniera più “smart” la comunicazione con la popolazione giovane, anche se considerata meno a rischio. E il gesto di Erna Solberg, di organizzare una conferenza stampa per soli bambini senza l’interferenza degli adulti, è simbolico dell’amore e dell’empatia con cui il primo ministro norvegese ha voluto creare un contatto diretto col target più sensibile e solitamente meno tenuto in considerazione (forse perché economicamente  improduttivo) della popolazione, cercando di fugare le paure dei piccoli e ascoltando i loro suggerimenti. Come evidenzia lo Studio Forbes, di fronte a certi atteggiamenti autoritari e poco “illuminati” di tanti leader mondiali uomini, le donne con ruoli di responsabilità politica hanno mostrato di avere, in questi mesi più che mai, una marcia in più per gestire con forza, sì, ma anche con garbo e serenità situazioni di panico e confusione collettiva. Anche all’interno degli Stati Uniti le donne hanno fatto la differenza: nello stato della California il sindaco di San Francisco, London Breed, la  prima donna di colore ad aver ricoperto mai questo ruolo, ha reso dispositive importanti misure per contenere l’epidemia molti giorni prima del governatore della California e del sindaco di Los Angeles, entrambi uomini.
 

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