Discriminate sul lavoro e in affanno, per l'80% delle donne l'8 marzo è un giorno come gli altri

Sabato 7 Marzo 2020
Discriminate sul lavoro e in affanno, per l'80% delle donne l'8 marzo è un giorno come gli altri

È una Italia in rosa visto che le donne rappresentano il 51,3% della popolazione italiana, mentre a livello mondiale sono poco meno della metà rispetto agli uomini. Se poi si considera la popolazione dai 40 anni in su, aumenta progressivamente la componente femminile e diminuisce quella maschile. Eppure ancora oggi in Italia le donne sono discriminate sul lavoro e in famiglia. Lo sostiene l'Eurispes che in occasione dell'8 marzo ha scelto di dar voce all'opinione delle donne (un campione di 564 unità). Quasi la metà delle donne italiane (48,9%) - afferma l'Eurispes - per far quadrare il budget familiare e arrivare a fine mese è costretta ad intaccare i risparmi; ben il 72,2% delle italiane ammette poi di arrivare con fatica alla fine del mese, mentre solo il 23,6% riesce a risparmiare.

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Il lavoro
Per quanto riguarda la situazione lavorativa, sono il 22,3% le donne che, pur di lavorare, lo hanno fatto senza contratto e il 23,2% si sono trovate a svolgere un doppio lavoro nell'ultimo anno. Circa un terzo delle italiane per contenere le spese ha rinunciato nell'ultimo anno a controlli medici di routine (32,3%), una su cinque (19,9%) non si è sottoposta a visite specialistiche per disturbi/patologie specifiche e il 22,3% ha rinunciato a sottoporsi a terapie e interventi medici. Quanto allo shopping oltre la metà delle donne (56,3%) fa acquisti online anche se con diversa intensità: qualche volta (29,3%), spesso (19%) e sempre (8%). Buona parte delle italiane continua comunque a preferire lo shopping nei negozi fisici, con il 20,6% che risponde di comprare raramente qualcosa sul web e il 23,1% che non lo fa mai.

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L'alimentazione
Le donne italiane che seguono un'alimentazione alternativa sono una percentuale esigua: il 5,5% segue una dieta vegetariana, il 2,7% una dieta vegana; il 6,7% è stata vegetariana in passato ma è tornata ad una alimentazione tradizionale. I prodotti a base di cannabis light rientrano tra le novità alimentari per poco meno della metà delle italiane (42,6%): il 22,5% afferma che li proverebbe, il 16,8% li ha assaggiati e il 3,3% li consuma sempre. Accanto a questo risultato, più della metà delle italiane non ha mai provato alimenti di questo tipo e non è intenzionata a farlo (57,4%). Le italiane sono sempre meno «casalinghe» e lo confermano i dati del sondaggio, secondo il quale, il 55% delle donne ordina cibo a domicilio (il 39,5% qualche volta, il 14% spesso, l'1,6% sempre). Ancora più diffusa è l'abitudine di acquistare cibo take away: il 47,2% delle intervistate lo fa qualche volta, circa una su cinque spesso (19,7%) e il 3,3% sempre, per un totale del 70% di italiane che non rinunciano a portare a casa del cibo già pronto (contro il 29,8% che non lo fa mai). Circa il 40% delle donne accoglie animali in casa come veri e propri membri della famiglia dedicando tempo e risorse alla loro cura. In particolare, il 21,3% delle intervistate afferma di averne uno, il 9% ne ha due, il 6,4% tre, il 3,7% ne ha più di tre, mentre il 59,6% non ne possiede. L'animale di gran lunga più diffuso è il cane (44,2%), seguito dal gatto (30,7%). Su clima e ambiente, in testa alle preoccupazioni delle donne troviamo il surriscaldamento globale (26,3%), seguito dal problema della gestione dei rifiuti (22,5%).

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Insoddisfatte
In affanno fin dal suono della sveglia, travolte dalle cose da fare. In Italia il 70% della popolazione femminile fa fatica ad alzarsi al mattino: è affaticata e non si sente in equilibrio. Il 57% delle donne inoltre non riesce proprio a ritagliarsi del tempo per sé o per stare con le amiche. Anche per questo il 78% crede che l'8 marzo, la festa della donna, sia un giorno come un altro. Ma potendo scegliere, lo vorrebbe trascorrere in una spa con le amiche. È quanto emerge da un sondaggio condotto dall'Eurodap (Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico) per l'Adnkronos Salute.

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L'indagine
Secondo l'indagine, sono poche le donne soddisfatte della propria vita e a proprio agio con l'età: il 67%, infatti, ammette che non le dispiacerebbe per nulla avere o dimostrare una decina di anni di meno, e potersi dimenticare delle responsabilità quotidiane. «È evidente un'insoddisfazione molto diffusa nel mondo femminile, probabilmente aggravata dalla molteplicità di ruoli e richieste a cui oggi una donna deve riuscire a far fronte - spiega Eleonora Iacobelli, psicologa, presidente Eurodap, responsabile trainer del Centro Bioequilibreium - Oggi le donne sono più autonome, consapevoli dell'importanza della femminilità, concentrate sulla realizzazione dei propri obiettivi e desideri, non rinunciano allo stesso tempo al valore della coppia e della famiglia, quella d'origine o quella che formano con il proprio partner. Proprio per questo motivo potrebbe essere utile utilizzare la festa della donna per ritagliarsi un pò di tempo da dedicare a sé stesse e alle amiche. Trascurarsi porterà a distruggere tutto quello per cui ci siamo sacrificate». 

I consigli
Ecco allora alcuni consigli per celebrare la festa della donna e godere della quotidianità in modo più rilassato e soddisfacente: 1) Gestire il proprio tempo in modo funzionale: fate un elenco delle priorità e inseriteci voi stesse; 2) Ritagliate un pò di tempo anche per la vita di coppia; 3) In caso di stanchezza o nervosismo, non avere paura di parlare del proprio malessere con persone di fiducia e, se necessario, rivolgersi a uno specialista; 4) Combattere comportamenti non salutari, altrimenti si intensificano e sono più difficili da cambiare; 5) Adottare una corretta alimentazione, che aiuta a mantenere l'equilibrio psicofisico.

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Coronavirus
«Quest'anno la ricorrenza della Giornata internazionale della Donna capita in un momento particolare, per questo da donna e da presidente di un'associazione come le Acli di Roma che opera per il Bene Comune, ci tengo ad esprimere la mia gratitudine a tutte quelle donne che con grande spirito di abnegazione, sono in prima linea per fronteggiare l'emergenza nazionale del Coronavirus». È quanto dichiara Lidia Borzì, la presidente delle Acli di Roma e provincia. Quest'anno l'associazione celebra la ricorrenza con una cartolina che ha come tema: «Non un passo indietro, né uno avanti, ma fianco a fianco!». Un messaggio di unità che vede uniti uomini e donne e che oggi più che mai assume un significato profondo. 

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La violenza
I dati ancora una volta confermano il «profilo» della donna che ha subito violenza e sceglie di rivolgersi a un centro antiviolenza: ha un'età compresa tra 30 e 49 anni in oltre il 50% dei casi ed è di nazionalità italiana nel 73% dei casi. La violenza maschile sulle donne è nella quasi totalità, in continuità con i dati precedenti, violenza domestica. L'autore della violenza è, infatti, nella maggior parte dei casi il partner, l'ex-partner o altro familiare (56%, 21% e 10% rispettivamente) e di nazionalità italiana (64%). Le violenze esercitate sulle donne sono prevalentemente di tipo psicologico (79%), fisico (61%) ed economico (34%), percentuali oramai consolidate negli anni. «Proprio in questi giorni D.i.Re ha lanciato la campagna 'Violenza sulle donne. In che Stato siamo?' per richiamare l'attenzione delle istituzioni sull'importanza di attuare pienamente la Convenzione di Istanbul seguendo le raccomandazioni del Grevio, il Gruppo di esperte sulla violenza contro le donne del Consiglio d'Europa», afferma in conclusione la presidente Veltri. «Questi dati sono un motivo in più - conclude - per sollecitare questo impegno, proprio nei giorni in cui l'emergenza Coronavirus ha privato le donne delle piazze dove far sentire la loro voce».

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Le istituzioni
Oggi, su una popolazione femminile che rappresenta il 51,3% di quella totale, in Parlamento il 34% delle presenze è donna, come pure la Presidente del Senato: due traguardi mai raggiunti. Tuttavia fra i Ministri si contano solo otto donne (poco più di un terzo), di cui tre senza portafoglio. A livello regionale e comunale le cose non vanno meglio. Perfino la magistratura, largamente popolata da donne, vede una scarsa rappresentanza femminile negli organi di vertice. «La presenza delle donne nei luoghi decisionali, particolarmente nei ruoli apicali, anche nelle istituzioni, è ancora in Italia, nel 2020, tutt'altro che realizzata e scontata», ha continuato la Ranghelli.

Il cinema
«Tutti dovrebbero essere portavoce dei diritti e della libertà delle donne». Ne è convinta Francesca Comencini, regista e sceneggiatrice da «Gomorra» a «Lo spazio bianco», figlia del maestro del cinema italiano Luigi Comenicini e firma, insieme a Susanna Nicchiarelli, della serie Netflix «Luna nera». In occasione della Giornata Internazionale della donna, proprio la piattaforma streaming insieme a UN Women, l'Ente delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere e l'empowerment femminile, l'ha voluta tra le 55 donne pioniere del mondo dell'intrattenimento che curano la collezione «Scelti da lei»: una galleria di serie, film e documentari per celebrare il potere del racconto e festeggiare la donna e l'8 marzo, che sarà disponibile su Netflix per tutto l'anno. In questa galleria di storie e personaggi che hanno ispirato le donne che ci ispirano, la Comencini ha scelto «What Happened, Miss Simone?», il documentario del 2015 arrivato anche alla nomination all'Oscar, in cui la regista Liz Garbus racconta la vita della cantante statunitense Nina Simone (1933-2003): icona del jazz, scrittrice ma anche attivista impegnata in prima linea per i diritti civili. Insomma, la storia di una donna che si è battute per donne (e non solo), raccontata da un'altra donna ancora. «L'ho scelta - spiega la Comenicini - perché se oggi sappiamo che cosa vuol dire sentirsi libere lo dobbiamo a donne come Nina Simone, che hanno lottato così duramente e pagato un prezzo così alto per far si che ciò accadesse. E naturalmente, per il suo meraviglioso e sublime genio». Oggi, aggiunge la regista, «tutti dovrebbero essere portavoce dei diritti e della libertà delle donne perché rappresenta l'utopia più importante dei nostri giorni, la capacità di trovare una nuova strada in cui donne e uomini possano vivere insieme, lavorare insieme, fare l'amore e costruire una famiglia insieme, sfuggendo alla tentazione di cadere nelle costruzioni di genere».

 

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