FASE 2

Mamma e papà a lavoro, bimbi a casa: e la vicina diventa baby-sitter

Martedì 5 Maggio 2020

«Per alcuni giorni è la vicina ad occuparsi dei miei figli, una bambina di 6 anni e un bambino di 8, poi deciderò se ricorrere al part-time oppure vedere se riesco organizzare dei turni magari di poche ore con i miei nipoti che studiano». Sonia, romana di 38 anni, vive alla Garbatella, un popolare quartiere romano dove la solidarietà è ancora un valore e supplisce alle carenze delle istituzioni.

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Perchè con la Fase 2 molti sono tornati al lavoro e hanno dovuto inventarsi per i figli un'alternativa a scuola, centro estivo e nonni, che il lockdown, seppur allentato, allontana per motivi sanitari dai nipoti. Oggi Sonia e il marito, di 46 anni, sono tornati entrambi al lavoro: lei è dipendente in una pasticceria e il marito in una piccola azienda privata. «Siamo finiti entrambi in cassintegrazione - spiega - e lavorare con due figli è fondamentale per entrambi, non avevamo altra scelta». Prima i due bambini andavano a scuola, i genitori a turno li accompagnavano la mattina e poi all'ora del pranzo li andavano a riprendere i nonni. Nonni tutto fare, come sempre sono i nonni, preparavano il pranzo, li facevano riposare, li aiutavano con i compiti e li portavano ad uno dei parchi del quartiere e poi di nuovo a casa in attesa dell'arrivo dei genitori. «Mia madre e mio padre - dice con orgoglio Sonia - pur essendo anziani sono molto energici e io sono sempre stata tranquilla, hanno cresciuto i miei figli fin da quando erano piccoli. Ma oggi non me la sento di metterli in pericolo: son due mesi che non li vediamo, la situazione è troppo grave per correre rischi».

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In uno dei grandi cortili romani, dove tra le piccole palazzine ci sono ampie aree verdi, e dove nonostante in lockdown il pomeriggio le famiglie - pur con le dovute distanze - hanno continuato a vedersi, perché lontani dal pericolo di controlli e per permettere ai bambini di andare all'interno del recinto in bici o giocare a pallone, è nata l'idea di affidarsi alla vicina. «È stata lei a proporsi - racconta - quando un pomeriggio le ho confidato di essere molto preoccupata per il ritorno a lavoro, perchè non sapevo a chi lasciare i mie figli. Mi ha detto finché non riesci a capire cosa fare mi occupo io di loro. Per due giorni abbiamo fatto delle prove: lei è venuta a casa nostra ed ha cominciato a giocare con i bambini. È andata bene. Ed sono andata al lavoro, dopo aver preparato per loro il pranzo». Nel bilancio familiare della coppia non c'è spazio per la voce baby sitter: «Non ho chiesto nemmeno il contributo - spiega - perché non mi fido di lasciare i miei figli ad una estranea. Poi per le prossime settimane mi sto organizzando con i nipoti, per non dare tutto il peso dell'impegno alla mia vicina, che non ringrazierò mai abbastanza, anche se non potrà aiutare i bambini a fare i compiti, ma di questo ci occuperemo io e mio marito il sabato e la domenica. E quando saranno disponibili, i miei nipoti».

Ma il caso di Sonia non è l'unico, molte altre donne da oggi devono fare i conti con il ritorno al lavoro, le scuole chiuse e i nonni da proteggere. È il caso di Anna, 40 anni, lavora in part time nell'ufficio legale di una grande azienda ed è madre di due maschietti di 5 anni e due anni mezzo. Anche lei non può più far affidamento sui genitori 80enni. «Ho una baby sitter dalle 7.30 alle 13 e poi di solito- puntualizza - arrivavano i miei genitori fino alle 15, orario in cui rientro solitamente dal lavoro. Ora per due ore sono costretta a parcheggiarli davanti alla televisione perchè mio marito è sempre impegnato in call per lo smart warking. Non lavoro in una catena di montaggio e potrei continuare lo smart working ma l'azienda invece ci sta costringendo a tornare in sede, anche se a casa si lavora il doppio». Secondo Anna «il governo avrebbe dovuto obbligare le aziende a concedere a tutte le mamme lo smart working e non solo a raccomandarlo. Quanto al congedo parentale è per 15 giorni, che faccio poi con i miei figli, li lancio dalla finestra?». 

 

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